Nel momento in cui ciascun individuo è privato della libertà personale non può, allo stesso modo, essere privato della dignità. La dignità per un detenuto significa avere una buona sanità, una buona formazione, ma significa anche avere un istituto che non sia sovraffollato, dei pasti decenti, condizioni igienico-sanitarie non precarie e non essere sottoposti ad umiliazioni.
Uno degli aspetti particolarmente delicati in carcere è rappresentato dalla totale assenza di riservatezza. Il detenuto non ha la possibilità di manifestare pienamente i propri sentimenti. Ciò naturalmente si ricollega alla necessità del detenuto di avere incontri privati con le persone che ama, ma anche al bisogno non secondario di soddisfare desideri sessuali con il proprio partner. Queste considerazioni devono essere valutate nell’ottica del reinserimento sociale del detenuto: reprimere i bisogni naturali di ogni uomo non aiuta il condannato nel suo iter rieducativo, al contrario il rischio è l’imbruttimento del detenuto, con effetti nocivi per l’i ndividuo in prima persona, e per la società in secondo luogo. Non tenere conto delle esigenze di un uomo o di una donna, seppur detenuti, vorrebbe dire concepire il carcere solo come espiazione, ma nella società del ventunesimo secolo ciò non ha più alcun senso. Tutti gli sforzi devono, invece, tendere a un unico scopo che è quello della reintegrazione.