Il femminile.
Identità di genere e diritti
Quando si parla di detenzione spesso si ignora la “dimensione” femminile perché
rappresenta un’esigua minoranza all’interno del carcere. Alcuni dati ci aiutano a leggere la
situazione della popolazione femminile: nel Lazio sono 442 meno del 10% della popolazione detenuta,
[dati al 09/02/2010] distribuite in quattro carceri femminili: Civitavecchia, Rebibbia, Latina e
Paliano. Ciò comporta che il sistema carcerario sia strutturato fondamentalmente sulle esigenze di
custodia di una popolazione maschile e non tenga in considerazione i problemi dell’universo
femminile, quali, ad esempio, la maternità o la particolarità della insofferenza della donna a
dover interrompere o sospendere i legami con la casa e la famiglia.
Nella struttura penitenziaria si accentuano e si aggravano quei fenomeni di emarginazione e
discriminazione a cui sono soggette le donne anche nella società esterna.
Negli ultimi anni la crescita della componente straniera nella popolazione detenuta in
generale, ha visto aumentare in modo esponenziale il numero delle donne di altra nazionalità, che è
oggi circa il 40% della presenza femminile. Molte delle donne detenute sono in attesa di giudizio,
il 40,%; oltre il 60% devono scontare una pena inferiore ai sei anni.
L’istituto di Rebibbia femminile dispone di un asilo nido, uno dei pochi esistenti all’i
nterno dei penitenziari italiani, dove il numero dei bambini è sempre troppo alto tenuto conto che
una legge, quella dell’8 marzo 2001 n.40, prevede il beneficio degli arresti domiciliari nel caso
di presenza di bambini di età inferiore ai tre anni. I dati mostrano la non applicazione della
legge e negli anni la situazione non si è modificata: i bambini a Rebibbia variano da un
minimo di diciannove ad un massimo di ventisei.
La legge, sulle «misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra detenute e
figli minori» era stata presentata nel ’97 dal Ministro per le Pari Opportunità Anna Finocchiaro ed
era riservata alle condannate madri di bambini che non hanno più di 10 anni, introducendo l’i
stituto della carcerazione domiciliare speciale nell’abitazione della detenuta o in strutture di
cura, assistenza o accoglienza. Tutte le detenute possono usufruire del provvedimento, anche se
hanno compiuto reati gravi, ad alcune condizioni: che abbiano scontato un terzo della pena e che,
nei casi di ergastolo, abbiano scontato almeno quindici anni. Ed ancora, devono esistere le normali
condizioni per ripristinare una normale convivenza tra madre e figlio, e non deve esservi il
pericolo che la donna compia gli stessi o simili atti per i quali è stata condannata.
Nella sezione di detenzione femminile in cui si trova l’asilo nido ad oggi le mamme ed i
bambini sono tutti di nazionalità straniera (Rom, nigeriane, rumene). Possono usufruire dello
spazio ricreativo, dell’area mensa e del giardino, e i bambini possono frequentare un asilo all’e
sterno dell’Istituto o restare con le puericultrici all’interno del carcere.
— Lavoro. Contatti con Cooperative sociali per l'inserimento lavorativo. Scrittura del curriculum vitae. Accompagno delle detenute ai colloqui di lavoro. Corsi professionali, tra i quali in corso di giardinaggio finanziato all'interno del progetto «Chance» di cui il Garante si è fatto promotore. In ambito lavorativo vanno segnalati i due corsi per tendaggi e tappezzeria tenuti a Rebibbia Femminile con l'assunzione a tempo determinato di due detenute.
—
Formazione. Iscrizioni universitarie: contatti con facoltà per test di ingresso.
Test d'ingresso. Fornitura di libri universitari. Accompagno all'Università per sostenere esami
attraverso permessi studio.
—
Salute. Sollecito per ricoveri o esami diagnostici. Visite mediche presso la
struttura sanitaria protetta dell'ospedale Pertini. Seguire le richieste di interventi
dell'odontoambulanza. Diffusione opuscolo sulla prevenzione delle malattie infettive. Pratiche per
il riconoscimento dell'invalidità civile.
—
Cultura. Fornitura di libri per la biblioteca del carcere donati dal quotidiano la
Repubblica. Organizzazione e finanziamento di spettacoli. Fornitura di un proiettore per la visione
di film.
—
Diritti. Protocollo d'intesa con il V Municipio per il rilascio delle carte
d'identità alle detenute. Rapporti con i consolati dei paesi di provenienza delle detenute
straniere. Rapporti con la Regione per il rilascio del "certificato delle competenze".
—
Microcredito. Hanno avuto accesso ai finanziamenti 13 donne, circa il 15% del
totale, solo due hanno avuto piccoli problemi e ritardi nella restituzione del prestito, a conferma
della serietà e costanza delle donne.
—
Sport. L'U.I.S.P. (Unione Italiana Sport per Tutti) e il Garante sono firmatari di
un protocollo d'intesa per la promozione delle attività sportive e associative nelle carceri del
Lazio.Nella Casa Circondariale di Rebibbia femminile il Garante ha finanziato un corso di
ginnastica generale. I principali interlocutori istituzionali sono: la Regione per la formazione,
l'Asl Rm/B, l'ufficio immigrazione del V Municipio, le cooperative sociali, i servizi sociali del
Comune, la U.I.S.P.