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Bambini in carcere

Bambini in carcere.
Affettività e affidamento


Il carcere femminile di Rebibbia è peculiare per alcune sue caratteristiche, come ad esempio avere nella stessa struttura situazioni penali e penitenziarie molto diverse tra loro, e una sezione “Nido”, unica nel Lazio, che può ospitare da un minimo di 19 madri con bimbo ad un massimo di 26. Il Garante svolge un ruolo operativo e di sensibilizzazione rispetto al problema dei “ piccoli detenuti” con le loro madri, denunciando la grave violazione dei diritti dei bambini, sanciti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia [ratificata dall’Italia nel 1991] e sostenendo il Progetto I.C.A.M. [Istituto Custodia Attenuata Madri con Bambino] da realizzare anche a Roma, dopo l’esperienza già avviata positivamente a Milano.


Nonostante le normative specifiche [Legge 40/2001, detta anche Legge Finocchiaro] volte a facilitare percorsi alternativi alla detenzione, attualmente circa venti madri con bambini sono detenute nella sezione Nido di Rebibbia che, anche se adattata, resta un luogo incompatibile con le esigenze di un corretto sviluppo psicofisico dei piccoli.


Le principali difficoltà nell’applicazione dei benefici previsti della legge derivano dallo status giuridico della maggior parte delle donne detenute con prole, che presentano condanne con ostativi all’ottenimento di qualsiasi misura alternativa, o dal loro status sociale, che le vede essere sempre più spesso straniere prive di riferimenti esterni, senza una dimora dove scontare un’e ventuale detenzione domiciliare. Inoltre, mentre la legge prevede per le ree con prole la detenzione solo dopo che il processo abbia completato l’iter giudiziario, cioè a sentenza definitiva, è frequente per le detenute madri vedersi disporre la custodia cautelare in carcere in attesa del primo grado o dell’appello.


Il Garante collabora con l’Associazione «A Roma Insieme», che si occupa, dal 1991, di ridurre il disagio dei piccoli “ospiti” del Nido attraverso una serie di azioni finalizzate a far vivere loro la realtà esterna quanto più possibile con le uscite del sabato o l’organizzazione dell’a nimazione durante l’aria verde domenicale. L’Associazione organizza inoltre momenti di scambio tra detenute madri ed esperti psicologi, come i due cicli di sette incontri a tema dello scorso marzo. Altra attività importante dell’Associazione, in collaborazione stretta con l’ufficio sociale del Municipio V e la direzione del carcere, è favorire la presa in affidamento dei piccoli presso una famiglia, in vista del momento del distacco del bambino con la madre, che avviene appena compiuti i tre anni di età [Legge n.149 del 28 marzo 2001: Diritto del minore ad una famiglia]. La potenziale famiglia affidataria inizia a incontrare il bambino fuori, durante le gite del sabato; poi saranno loro a recarsi in carcere a far visita al bambino e alla mamma. Un processo non facile per favorire la conoscenza e l’adattamento del bambino alla nuova realtà familiare che gli si prospetta. Se l’a ffidamento si realizza, le famiglie si impegnano a mantenere i rapporti con le madri per tutta la durata della detenzione e spesso anche dopo. In questo modo si evita l’affidamento del bimbo in istituto. Merito dell’Associazione è di aver favorito l’inserimento dei piccoli nei nidi comunali esterni. Alcuni bambini escono la mattina dal carcere con degli operatori che l’accompagnano presso i nidi comunali, per farvi ritorno al termine della permanenza prevista nel nido.


Gli operatori del Garante svolgono un lavoro parallelo ai volontari dell’Associazione, fornendo orientamento e sostegno alle madri, per sostenrle nel richiedere interventi finalizzati al rispetto del diritto alla salute, al lavoro, allo studio, all’affettività.

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