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Lavoro

Il lavoro e la formazione secondo l’Ordinamento Penitenziario, sono i cardini su cui poggia il processo di reinserimento sociale dei detenuti. La validità e l’efficacia di tali strumenti, tuttavia, vanno misurate in un campo specifico di applicazione che si sviluppa lungo due direttrici.
Da una parte l’attività intramuraria, svolta negli istituti penitenziari, dall’altra le attività esterne come misura alternativa alla detenzione. Lungo questi filoni si sviluppano ipotesi di percorsi personali che, in diverse forme, possono sostenere il cambiamento e facilitare il reinserimento nella società, in una ottica di valorizzazione delle capacità personali e professionali. Purtroppo questa scelta ancora, nelle carceri, non trova una
soddisfacente realizzazione secondo quanto consentono le norme legislative. La maggior parte dell’offerta di lavoro intramurario si caratterizza, infatti, per la bassa professionalità e la precarietà che, piuttosto che offrire un’occasione di riscatto, si connota come “ ammortizzatore
delle tensioni interne” finalizzata all’ordinaria manutenzione dell’istituto.
Altro tema è il riconoscimento delle abilità acquisite sul campo (ad esempio gli operatori socio sanitari, i tecnici per l’installazione dei pannelli fotovoltaici, gli operatori per la raccolta differenziata, gli istruttori di educazione motoria, ecc.) che necessitano di una formazione più specifica e certificata, utile per migliorare le condizioni di vita nel carcere e, altempo stesso, entrano nel bagaglio personale e professionale spendibile nel mercato del lavoro. Il Garante individua la necessità di diffondere e promuovere pratiche che:
  • modernizzano gli istituti penitenziari, anche attraverso l’uso di nuove tecnologie;
  • potenziano le competenze acquisite dai detenuti sul campo attraverso il riconoscimento delle qualifiche professionali.

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