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L'attività del Garante

Gli interventi fondamentali di questo ufficio in materia sanitaria sono riassumibili nei seguenti punti:

  • Presenza settimanale presso gli istituti penitenziari della Regione per incontrare e ascoltare i detenuti e i loro bisogni. Si sono attivati e coinvolti gli operatori delle Direzioni Penitenziarie, del trattamento intramurario, delle Asl territorialmente competenti e dei Servizi Sociali. La presenza degli operatori del Garante è assicurata anche presso la realtà dell’I .P.M. [Istituto Penitenziario Minorile] di Casal del Marmo e, dal 2008, presso il C.I.E. [Centro Identificazione ed espulsione] di Ponte Galeria. Inoltre nelle relazioni consegnate al Consiglio Regionale è stata quantificata anche l’attività di front-office svolte quotidianamente in ufficio riguardanti le famiglie e gli ex detenuti. Un secondo livello è consistito nella sottoscrizione di protocolli d’intesa con strutture ospedaliere ed associazioni su specifici temi per rispondere alla domanda di salute proveniente dal mondo della detenzione. Solo per fare alcuni esempi basti citare i protocolli siglati in materia di cure odontoiatriche nel 2006 con l’A.S.P. [Agenzia di Sanità Pubblica] per la fornitura di 80 protesi odontoiatriche destinate ai detenuti della Casa di Reclusione penale di Rebibbia; nel 2008/2009 con la S.I.M.O. – George Eastman per garantire visite di controllo e prevenzione delle malattie della bocca con la consegna in 10 Istituti penali di oltre 150 protesi e con la prestazione di cure odontoiatriche di varia natura: estrazioni, ablazioni e ortopanoramiche – oltre 1.200 visite effettuate.

  • Diffusione in tutte le carceri di 7.000 copie del libro Conoscere per Prevenire.Trattasi di un vademecum per il nuovo giunto, contenente informazioni circa la malattia da HIV in carcere, la tubercolosi, le epatiti virali [Editore Infocarcere scrl] e che funge da campagna di prevenzione in collaborazione con la Asl Rm/B e la Asl Viterbo, Simspe onlus, Ordine degli Psicologi del Lazio e infine con la preziosa collaborazione dell’Istituto San Gallicano che ha curato la traduzione dell’opuscolo in inglese, francesce, spagnolo, arabo e rumeno. Il libro è stato distribuito negli Isituti previa assemblea pubblica di presentazione tra Garante, detenuti, personale di Polizia penitenziaria e personale civile. Monitorare, conoscere, essere presenti nel carcere vuol anche dire segnalare l’aumento dei casi di detenuti con TBC, il diffondersi dell’epatite nei transessuali presenti nelle sezioni, la condizione dei detenuti presenti sempre in maggior numero nelle celle dell’osservazione psichiatrica presso il G14 di Rebibbia Nuovo Complesso e il problema dei malati di Aids nelle infermerie dello stesso carcere e di Regina Coeli che, pur con delle incompatibilità, possono essere per motivi di sicurezza e di pericolosità sociale, costantemente monitorati dai medici e dal personale infermieristico presente.

  • Segnalazioni dei casi specifici alle strutture di competenza: si riferisce alle richieste di controlli presso le Asl, gli ospedali, l’Assessorato alla Sanità, sulle condizioni igienico-sanitarie del C.D.T. di Regina Coeli, nelle Case Circondariali di Viterbo e Civitavecchia e ai comunicati stampa sulle singole difficoltà ad accedere ai ricoveri esterni o alle necessarie cure specialistiche.

  • Impegno finalizzato all’applicazione del Dlgs 230/99 e presenza nelle due strutture ospedaliere. L’Art.1del sopraindicato Dlgs prevede “per il cittadino detenuto e internato il diritto alla salute e alle prestazioni sanitarie di prevenzione, diagnosi e cura al pari del cittadino libero”. Sul piano strettamente propositivo il Garante è stato tra i principali promotori di un gruppo di lavoro per la tutela della salute dei detenuti, gruppo di lavoro tecnico definito con una determina regionale [del 2007] presso l’Assessorato Regionale alla Sanità, articolato al suo interno in tre sottogruppi (salute mentale e strutture di accoglienza, ricoveri, prevenzione) che hanno elaborato delle indicazioni da sottoporre alla Direzione Generale. È opportuno segnalare che nella collaborazione tra i diversi assessorati e Terzo settore sociale è stato proposto al Garante di coordinare e relazionare i lavori inerenti «Alla salute mentale in carcere e al superamento degli OPG», all’interno della prima conferenza sulla salute mentale in carcere [novembre 2007]. In questo contesto, si evidenzia il ruolo di collaborazione istituzionale che il Garante ha offerto al Forum Nazionale per il diritto alla salute delle persone private della libertà personale, fin della sua costituzione. Il Forum si è successivamente costituito in Onlus il 10/12/2008, il Garante ne è socio fondatore.

  • Sostegno al riassetto delle strutture sanitarie penitenziarie.In questa ottica possiamo leggere gli interventi e l'opera di sensibilizzazione che ha visto il Garante impegnato, presso Istituzioni e assessorati regionali, al fine di ottenere l’acquisto di oltre 2,5 milioni di euro di materiale sanitario per il carcere. Il procedimento, gestito dalla protezione civile regionale, ha previsto una spesa complessiva di quasi 5 milioni di euro per l’a mmodernamento di carceri, presidi sanitari territoriali esterni e consultori. La consegna dei macchinari è stata promossa con una conferenza stampa svoltasi, nella rotonda di Regina Coeli nel luglio del 2009, alla presenza del vicecapo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, del vicepresidente della Regione Lazio, del Garante e del direttore del carcere.

  • Interventi sugli aspetti critici del servizio sanitario regionale. L’attività del Garante si è poi incentrata su problemi specifici non direttamente attinenti al tema della salute ma ad essa strettamente correlate, come ad esempio la continuità assistenziale in caso di liberazione, la difficile comunicazione tra il carcere ed i servizi territoriali nel caso di soggetti con disagio fisico, psichico o comportamentale, senza fissa dimora o con patologie infettive e tutte le problematiche attinenti alle fondamentali pratiche per ottenere la Carta d’I dentità, la residenza per iniziare le pratiche tese per l’invalidità civile, l’iscrizione al collocamento, ecc. Inoltre vi sono alcuni aspetti generali da sottolineare:
    • A] La realtà non omogenea tra le Asl interessate nel recepire il decreto legislativo del primo aprile 2008 e i documenti seguenti.
    • B] Il mancato trasferimento dei fondi previsti dal DPCM del primo aprile 2008, da parte del Ministero dell’Economia alle regioni, ha comportato che le Asl abbiano dovuto anticipare con fondi propri il pagamento del personale, l’acquisto dei farmaci e tutto quanto necessario per assicurare la continuità terapeutica assistenziale. Nello specifico si ricordano i problemi che il commissariamento della sanità del Lazio ha comportato.
    • C] Le carenze del modello organizativo in generale.
    • D] Il ritardo nella realizzazione di un consultorio femminile per organizzare la prevenzione e il monitoraggio della salute legate all’identità di genere.
       
  • Interventi sugli aspetti critici nella presa in carico della persona detenuta. Alla luce dell’esperienza maturata in questi anni, nell’incontro e nell’ascolto delle domande e dei bisogni delle donne e degli uomini incontrati nel carcere, è utile sintetizzare ed evidenziare alcuni temi sui quali il Garante ha mostrato impegno e sensibilità:
    • l’importanza delle certificazioni anagrafiche come punto di partenza per acquisire il diritto alle cure mediche o comunque all’iscrizione al S.S.N. [Servizio Sanitario Nazionale]. Dobbiamo registrare a tutt’oggi ritardi e difficoltà nelle pratiche per richiedere la residenza, i rinnovi di carte d’identità e nel riconoscimento di figli;
    • snellire e garantire le procedure amministrative per avere garantiti alcuni diritti civili e permettere ai detenuti di fruire di servizi quali il riconoscimento delle invalidità, assegni sociali e inserimenti in RSA [Residenze Sanitarie Assistite], che coinvolgono Asl, INPS e Patronati;
    • il sostegno alla promozione di strutture di accoglienza socio-sanitarie per detenuti ed ex-detenuti italiani e stranieri, al fine di garantire progetti terapeutici individualizzati e continuità terapeutica-assistenziale, soprattutto in presenza di persone con sofferenza psichica, malati HIV, senza fissa dimora, detenuti anziani e parzialmente autosufficienti.
  • Interventi riguardanti salute e disagio psichico. Un altro problema in espansione circa il trattamento sanitario è quello relativo alla salute mentale. Di fatto in carcere registriamo la crescita del disagio psichico strettamente correlata alla vita in prigione nella sua quotidianità, alla convivenza venti ore su ventiquattro in una situazione di sovraffollamento in cella, alla coabitazione forzata in un ambiente non sano, una cella di pochi metri quadri dove si mangia, ci si lava, si gioca, si dorme, si fa tutto . Il trend di ingressi è in crescita tanto a livello nazionale (800/1.000 persone mese) quanto nel Lazio (circa 80 persone mese). Fenomeni altrettanto preoccupanti sono rappresentati dalla presenza di malati detenuti anziani sopra i settanta anni, di stranieri e di persone senza fissa dimora.

Oltre alle azioni necessarie da compiere, si deve tenere conto della sfera dei sentimenti, delle emozioni intime che sono, o dovrebbero essere, forzatamente condivisa. Il carcere è il luogo del tempo dell’attesa. Attesa per i colloqui, per il lavoro, per incontrare gli educatori, per parlare con il Magistrato di Sorveglianza, per vedere il medico, per le notizie, ecc. Ore di attesa per telefonare ai parenti, ore passate tra la branda e la cella.

Il tema della continuità terapeutica e della presa in carico di exdetenuti tossicodipendenti o con problemi di tipo psichiatrico continua in diversi casi con l'uscita di prigione Il carcere proprio in funzione della la privazione della libertà personale intercetta una domanda di salute da parte di persone spesso anche fragili e tenute ai margini. Ci sono insufficienti luoghi di accoglienza, ad esempio R.S.A. , Case famiglia e Istituti. Le 12 cliniche psichiatriche accreditate presso la Regione a settembre 2007 sono in grado di fornire 1.084 posti letto. Senza residenza non esiste iscrizione al servizio sanitario regionale e non si ha quella continuità territoriale necessaria soprattutto se si è malati. Infine va evidenziato con forza il problema del disagio psichico anche nei minori, un fenomeno in crescita che riguarda in percentuale sempre maggiore, anche i giovani detenuti italiani. In conclusione si deve procedere verso la piena attuazione della riforma della sanità che prevede il graduale superamento degli Ospedali Psichiatri Giudiziari [O.P.G.] per una sanità pubblica e del territorio che includa anche il carcere. Le carceri, come gli ospedali, le case di accoglienza, le comunità sono luoghi della città e sono parte integrante del tessuto sociale. Chi è in carcere è un individuo, una persona che deve essere preso in carico, con i suoi bisogni dai servizi del territorio.

 Da ultimo non appare superfluo ricordare che il Garante è stato coinvolto nella fase di elaborazione del testo che poi è sfociato nella recente Legge Regionale in materia di Interventi a sostegno dei diritti della popolazione detenuta nella Regione Lazio. Per questo fin dall’agosto 2006 fu proposto che la Regione Lazio facesse fronte a tale esigenza attraverso uno specifico finanziamento – fissato inizialmente in 500.000 euro – destinato ai Servizi Sociali della Regione, per la soluzione di alcuni irrinunciabili bisogni primari della popolazione detenuta (la casa, la salute, ecc.). Ancora oggi molte sono le difficoltà nel reperire un alloggio presso strutture assistenziali sia pubbliche che private.

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