Menù Servizio

Menù Principale

Breadcrumbs

Menù Secondario

Contenuto Principale

Protocollo d'Intesa per Garantire i diritti della popolazione nomade in carcere

29 luglio 2010
Immagine
(Roma, 29 luglio) - Garantire e tutelare i diritti fondamentali alla formazione, alla cultura e alla tutela della salute delle persone appartenenti alle minoranze Rom e Sinti, sia detenute che in condizioni di disagio economico e sociale dopo la reclusione. E’ questo l’obiettivo del Protocollo d’Intesa firmato dal Garante dei diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni con il Presidente Nazionale dell’Opera Nomadi Massimo Converso.

L’intesa prevede la “ collaborazione fra le parti per consentire la fruizione di tutti i diritti alle persone, appartenenti a tali minoranze, limitate nella libertà”. L’Opera Nomadi segnalerà al Garante casi di violazioni di diritti e di garanzie. Dal canto proprio il Garante si rivolgerà alle autorità o interverrà direttamente sul mancato o inadeguato rispetto dei diritti degli appartenenti alle minoranze Rom e Sinti.

Il Protocollo affronta alcuni dei “ temi caldi” legati alla detenzione dei nomadi: il problema delle visite dei congiunti, la detenzione delle donne con figli piccoli (fino a 3 anni) e, infine, l’inserimento lavorativo per detenuti ed ex detenuti

Riguardo il primo aspetto, Garante e Opera Nomadi si impegnano a trovare, con le autorità competenti, una soluzione che consenta le visite in carcere fra coniugi Rom, Sinti e Camminanti la cui unione “ non è stata ancora formalizzata presso le Istituzioni civili e religiose.”

 Le parti si impegnano anche a trovare una soluzione per le donne detenute con i figli fino a 3 anni, la stragrande maggioranza delle quali nomadi. Sotto questo punto di vista Garante e Regione Lazio stanno lavorando alla creazione dell’ICAM (Istituto a Custodia Attenuata per le detenute madri), una struttura alternative al carcere che possa accogliere le detenute madri durante il periodo detentivo e “ far crescere i bambini in un ambiente idoneo allo sviluppo della personalità in una fase cruciale della crescita”. 

Per quanto riguarda l’aspetto occupazione, il Garante sarà chiamato ad attivarsi con il Prap e le direzioni degli istituti per favorire la realizzazione in carcere di uno sportello socio - lavorativo e per sostenere una politica di inserimento lavorativo post pena per Rom, Sinti e Camminanti di concerto con lo “ Sportello Lavoro Rom/Sinti”,creato in convenzione fra Comune di Roma e Opera Nomadi, “ anche nell’eventualità del godimento dei benefici relativo all’affidamento ai servizi sociali e alla semilibertà”.

Prevista l’istituzione di un tavolo tecnico che si riunirà periodicamente per valutare e promuovere iniziative congiunte sulla condizione dei Nomadi detenuti e sulla solidarietà interculturale.

« Questo Protocollo - ha detto il Garante dei detenuti Angiolo Marroni - è il punto di arrivo di un lungo lavoro di dialogo e concertazione sociale svolto in questi anni e servirà a garantire la tutela dei diritti delle minoranze nomadi in carcere. In questa fase critica del nostro sistema carcerario, caratterizzata da un peggioramento delle condizioni di vita nella celle, è importante attivarsi per dare vita ad una rete di garanzia e di sostegno per queste persone. Uno degli aspetti cui tengo di più è il lavoro che faremo per garantire soluzioni alternative al carcere per le madri detenute con figli piccoli. Un sistema carcerario che non riesce ad evitare ad un bambino fino a 3 anni di crescere in carcere in un momento particolarmente critico della sua esistenza, non credo possa dirsi degno di una società civile».

Secondo Massimo Converso, presidente Opera Nomadi Nazionale, « il lavoro è stato individuato dal Protocollo come il primo antidoto alla devianza nonché strumento principe per il reinserimento sociale dei detenuti. In tale ambito occorre valorizzare e sostenere competenze e abilità presenti all’interno di ogni comunità rom, sinti e camminanti. In particolare le attività di rigatteria e mercatini del riciclo e riuso, la raccolta per il riciclo dei materiali ferrosi, l’arte di strada (musica, danza), le attività tipiche artigianali (rame, abbigliamento, lucidatura dei metalli, decorazioni), lo spettacolo viaggiante (giostre) e circense, la manutenzione ambientale, nonché attività di piccole riparazioni sartoriali, lavanderia e stireria di recente sviluppo che vedono finalmente le donne delle comunità rom, sinte e camminanti come protagoniste. Di pari passo, vanno superati i gap di scolarizzazione, formazione professionale, habitat, prevenzione sanitaria e diritto di cittadinanza con cui da sempre le comunità rom, sinti e camminanti convivono e si confrontano».

Fondo Pagina