L’intesa prevede la “ collaborazione fra le parti per consentire la fruizione di tutti i diritti alle persone, appartenenti a tali minoranze, limitate nella libertà”. L’Opera Nomadi segnalerà al Garante casi di violazioni di diritti e di garanzie. Dal canto proprio il Garante si rivolgerà alle autorità o interverrà direttamente sul mancato o inadeguato rispetto dei diritti degli appartenenti alle minoranze Rom e Sinti.
Il Protocollo affronta alcuni dei “ temi caldi” legati alla detenzione dei nomadi: il problema delle visite dei congiunti, la detenzione delle donne con figli piccoli (fino a 3 anni) e, infine, l’inserimento lavorativo per detenuti ed ex detenuti.
Le parti si impegnano anche a trovare una soluzione per le donne detenute con i figli fino a 3 anni, la stragrande maggioranza delle quali nomadi. Sotto questo punto di vista Garante e Regione Lazio stanno lavorando alla creazione dell’ICAM (Istituto a Custodia Attenuata per le detenute madri), una struttura alternative al carcere che possa accogliere le detenute madri durante il periodo detentivo e “ far crescere i bambini in un ambiente idoneo allo sviluppo della personalità in una fase cruciale della crescita”.
Per quanto riguarda l’aspetto occupazione, il Garante sarà chiamato ad attivarsi con il Prap e le direzioni degli istituti per favorire la realizzazione in carcere di uno sportello socio - lavorativo e per sostenere una politica di inserimento lavorativo post pena per Rom, Sinti e Camminanti di concerto con lo “ Sportello Lavoro Rom/Sinti”,creato in convenzione fra Comune di Roma e Opera Nomadi, “ anche nell’eventualità del godimento dei benefici relativo all’affidamento ai servizi sociali e alla semilibertà”.
Prevista l’istituzione di un tavolo tecnico che si riunirà periodicamente per valutare e promuovere iniziative congiunte sulla condizione dei Nomadi detenuti e sulla solidarietà interculturale.
Secondo Massimo Converso, presidente Opera Nomadi Nazionale, « il lavoro è stato individuato dal Protocollo come il primo antidoto alla devianza nonché strumento principe per il reinserimento sociale dei detenuti. In tale ambito occorre valorizzare e sostenere competenze e abilità presenti all’interno di ogni comunità rom, sinti e camminanti. In particolare le attività di rigatteria e mercatini del riciclo e riuso, la raccolta per il riciclo dei materiali ferrosi, l’arte di strada (musica, danza), le attività tipiche artigianali (rame, abbigliamento, lucidatura dei metalli, decorazioni), lo spettacolo viaggiante (giostre) e circense, la manutenzione ambientale, nonché attività di piccole riparazioni sartoriali, lavanderia e stireria di recente sviluppo che vedono finalmente le donne delle comunità rom, sinte e camminanti come protagoniste. Di pari passo, vanno superati i gap di scolarizzazione, formazione professionale, habitat, prevenzione sanitaria e diritto di cittadinanza con cui da sempre le comunità rom, sinti e camminanti convivono e si confrontano».