(Roma, 12 agosto) - Record di presenze di bambini, lo scorso fine settimana, nel nido del
carcere di Rebibbia Femminile. Nelle stanze del nido, a fronte di una capienza di 14 posti, c’erano
infatti 19 fra bambini e bambine con le loro mamme recluse nel carcere romano. L’allarme è del
Garante regionale dei detenuti Angiolo Marroni: il più piccolo dei bambini
ospitati a Rebibbia ha cinque mesi, il più grande intorno ai 3 anni.
In base alla legge, i bambini da 0 a 3 anni possono restare in carcere insieme alle loro mamme
detenute. Al compimento dei 3 anni scatta obbligatoriamente la scarcerazione dei minori,
indipendentemente dalla pena della madre, con l’affidamento del piccolo o parenti o case famiglia:
«
una situazione, questa, -
ha detto il Garante -
spesso fonte di gravi traumi alle mamme e ai bambini».
Attualmente a Rebibbia Femminile sono recluse 19 detenute madri. Le donne sono tutte
straniere: la stragrande maggioranza è composta da donne di etnia rom.
Soprattutto nel periodo estivo il problema principale è quello di intrattenere i bambini allo
scopo di evitare che, su di loro, pesi eccessivamente la condizione di reclusi. Per questi motivi i
piccoli trascorrono gran parte del tempo nella stanza dei giochi o nella zona verde. Inoltre,
grazie alle associazione di volontariato “
A Roma Insieme”, i fine settimana partecipano ad escursioni fuori dal
carcere.
«
Questi bambini stanno perdendo una parte importante della vita per colpe che, evidentemente,
non sono le loro
- ha detto il Garante dei detenuti Angiolo Marroni -
La loro situazione è molto difficile, nonostante l’impegno encomiabile degli operatori e dei
volontari. E’ davvero difficile pensare che tanti bambini debbano crescere in cella, fra sbarre e
limiti di spazio, e passare lì l’età cruciale del primo apprendimento. Per questi motivi credo sia
prioritario prevedere, per le madri detenute, l’uso della carcerazione solo per reati gravi e
misure alternative alla detenzione, come ad esempio l’ICAM (Istituto a Custodia Attenuata), una
struttura alternative al carcere che possa accogliere le detenute madri durante il periodo
detentivo e far crescere i bambini in un ambiente idoneo allo sviluppo della personalità in
una fase cruciale della crescita».