Menù Servizio

Menù Principale

Breadcrumbs

Menù Secondario

Contenuto Principale

Progetto umanitario per i detenuti marocchini

17 agosto 2010
Immagine
(Roma, 17 agosto) - Garantire, durante il Ramadan, il tradizionale “ pasto di rottura del digiuno” ai detenuti marocchini di fede musulmana reclusi nelle carceri del Lazio. E’ quanto prevede il programma umanitario ideato dall’associazione “ Alternativa culturale dei marocchini in Italia” con il sostegno del Garante dei diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni.
 
Il digiuno durante il Ramadan, che termina l’8 settembre, è uno dei cinque pilastri dell'Islam. Durante il Ramadan, infatti, i musulmani praticanti devono astenersi, dall'alba al tramonto, dal bere, mangiare e fumare.
 
In questi giorni l’associazione “ Alternativa culturale dei marocchini in Italia”sta incontrando i direttori di alcune carceri della regione per verificare la possibilità di realizzare, negli istituti, il progetto organizzato per il Ramadan dalla Fondazione “ Hassan II” e dal Ministero della Comunità Marocchina residenti all’estero
 
Il progetto - pilota prevede che una delegazione entri in carcere durante il Ramadan per preparare il “ pasto della rottura del digiuno” con prodotti tipici come datteri e dolci. A Regina Coeli l’iniziativa si svolgerà il prossimo 31 agosto.
 
Con 500.000 residenti in Italia, quella marocchina è una delle più importanti comunità straniere in Italia. Fra questi anche 5.323 detenuti (5.274 uomini e 49 donne) ospitati nelle carceri italiane, che rappresentano circa l’8% della comunità penitenziari. Nel Lazio i detenuti marocchini sono 159.
 
« Le istituzioni penitenziarie hanno manifestato interesse verso questa iniziativa e ne stanno verificando la fattibilità, compatibilmente con le necessarie e pregiudiziali esigenze di sicurezza - ha detto il Garante dei detenuti Angiolo MarroniSi tratta di una iniziativa meritoria perché ha soprattutto una valenza sociale: quella di non far sentire soli e abbandonati dalle loro istituzioni i detenuti di origine marocchina. Il contatto con il mondo esterno, soprattutto in questo momento di estrema difficoltà all’interno delle carceri, potrebbe essere un ulteriore stimolo per i detenuti a percorrere la strada del recupero sociale».

Fondo Pagina