Capire le problematiche più importanti dei cittadini marocchini (oltre 500 fra
uomini e donne) attualmente reclusi nelle carceri del Lazio per garantire loro una migliore
assistenza. E’ stato questo il tema principale dell’incontro fra il
Garante dei diritti dei Detenuti del Lazio Angiolo Marroni e Mohamed Basri, Console
Generale del Regno del Marocco a Roma.
Secondo i dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al 31
ottobre i detenuti stranieri erano in tutta Italia 24.301, di cui 2.576 reclusi nel Lazio.
La comunità marocchina - con 4934 reclusi, di cui 4881 uomini e 53 donne -
è la comunità più numerosa in carcere, con una percentuale del 20,2%, escluse le
persone che, pur non avendo commesso reati, si trovano nei Centri di Identificazione ed
Espulsione.
«
La maggior parte dei detenuti stranieri -
ha detto il Garante -
soprattutto quelli originari dei Paesi africani del bacino del Mediterraneo, nei periodi di
detenzione vivono isolati, spesso senza avere padronanza della lingua e senza il conforto della
famiglia né delle autorità Per questo abbiamo da tempo avviato un lavoro con le rappresentanze dei
Paesi maggiormente rappresentati in carcere, per tentare un’opera di sensibilizzazione su questo
tema».
A questo proposito l’Ufficio del Garante ha avviato, ormai da anni, una
collaborazione con l’associazione “
Alternativa culturale dei marocchini in Italia”, che ha consentito la realizzazione di
progetti umanitari a favore dei detenuti arabi di fede musulmana reclusi nel Lazio soprattutto nel
periodo del Ramadan, con la consegna di libri ed altri generi di conforto e l’organizzazione, in
carcere, del “
pasto di rottura del digiuno”.
Nel corso dell’incontro il Console ha promesso l’impegno della Missione
consolare del Regno del Marocco per consolidare i rapporti e per agevolare le condizioni di
detenzione dei cittadini del Marocco reclusi nelle carceri della regione Lazio
«
L’impatto con il mondo del carcere è durissimo -
ha detto il Garante dei detenuti Angiolo Marroni -
e lo è ancor di più per uno straniero. Da tempo il messaggio che cerchiamo di far arrivare alle
rappresentanze diplomatiche è che, per queste persone, non cerchiamo, né vogliamo, privilegi
particolari. Crediamo però che esse abbiano diritto ad avere un sostegno che gli consenta di
affrontare un momento assai difficile della loro vita».