Carcere e istruzione: un binomio di crescita

di Roberto M.

Parecchi di noi, poveri detenuti, approfittano dei percorsi trattamentali scoprendo l’importanza dello studio e avvertendo il bisogno di soddisfare quello che, prima della detenzione, non aveva avuto il giusto peso: comprendere il valore che può portare l’istruzione. Si avverte così uno stato di insoddisfazione che può trasformarsi nel desiderio di rendersi utili alla propria vita, credendo nella necessità di arrivare a un giudizio positivo sulle persone, sulla morale e sul senso civico della società. Tutto questo è molto importante per noi, perché può aiutarci a evitare di commettere altri errori.

Anche se in tempi diversi, si può cambiare: il passare del tempo cerca di migliorarci.
Scopriamo il bisogno di aumentare la nostra alfabetizzazione e, con essa, la conoscenza
di nuovi argomenti. A volte ci si accorge di essere predisposti allo studio e all’approfondimento, o di avere un talento che prima della reclusione non si immaginava di possedere.

Ci viene richiesto di seguire un percorso trattamentale, e per questo ci vengono messe a disposizione delle aule in cui si alternano
docenti addetti ai corsi di studio per l’anno scolastico in corso: dalle scuole medie inferiori, ai corsi di lingua per coloro che appartengono a etnie diverse, fino alle scuole superiori dove è possibile conseguire la maturità.

Vi sono anche corsi di teatro, in cui, sotto la guida di un docente, si può imparare la recitazione di un testo poetico, in prosa o comico, con la possibilità di cantare o ballare a seconda dello spettacolo previsto. Infine, è possibile seguire programmi universitari promossi dall’Università Roma Tre, sia nelle diverse facoltà, sia nei progetti di attività motoria per la popolazione detenuta, avviati
dal Centro di Servizi Sportivi Sapienza Sport. A tale scopo sono stati inseriti personal trainer, presenti a giorni alterni o designati
per le ore d’aria e di palestra all’interno dell’Istituto, con opuscoli descrittivi per chi desidera svolgere gli esercizi anche in altri momenti della giornata.

Tutto questo fa parte di percorsi trattamentali che, oltre alla teoria e al conseguimento di attestati, possono prevedere fasi di tirocinio, utili a collegare la pratica alla teoria, affinché tali esperienze siano spendibili anche al di fuori dell’Istituto. Esse rappresentano strumenti di reinserimento sociale e possono condurre alla partecipazione a progetti promossi dalla Direzione o dall’Area Giuridico-Pedagogica, finalizzati all’affidamento al lavoro o alla semilibertà, in base alle richieste di forza lavoro provenienti dall’esterno.

Questa è l’importanza dell’istruzione: la stessa che, nei tempi antecedenti alla detenzione, molti di noi non hanno avuto la volontà o, in alcuni casi, la possibilità di coltivare. Una cultura che avrebbe potuto forse impedirci di imboccare le strade sbagliate. Non tutti, però, hanno avuto la stessa difficoltà: c’è anche chi ha usato la propria cultura per accedere con meno ostacoli a reati di altro genere.

Non bisogna mai generalizzare le capacità che ciascuno di noi detenuti possiede. Tra noi può esserci chi ha un’istruzione
superiore alla media, ma ciò non significa che non debba approfittare delle opportunità formative che l’Istituto mette a disposizione.
Servono comunque per il reinserimento nella società. Alcuni di noi, inoltre, si mettono a disposizione di chi ha più difficoltà, come in una sorta di “ripetizioni” tra compagni, creando così confronti costruttivi in cui il nostro bisogno culturale si trasforma in soddisfazione.

La Direzione dell’Istituto, insieme all’Area Giuridico-Pedagogica, ha inoltre promosso un progetto sociale che ci ha permesso di realizzare videoconferenze con studenti degli istituti superiori del territorio, in particolare delle classi quinte, prossime alla maturità. L’obiettivo era quello di raccontarci in prima persona, affinché i ragazzi potessero trarre spunto dalle nostre esperienze e comprendere quanto sia importante non commettere errori che possano portare alla perdita della libertà.

Noi, a nostra volta, abbiamo sentito il calore di non essere considerati lo “scarto” della società, ma persone che, pur avendo
sbagliato, restano umane e con ancora qualcosa da dire. Abbiamo compreso quanto possa essere importante l’istruzione: poterci confrontare su vari argomenti, saper rispondere con cognizione di causa, far parte di una collettività e sviluppare il bisogno di capire
il senso della giustizia — per noi e per gli altri — ci aiuta a non essere più insoddisfatti del nostro passato e a diventare padroni, psicologicamente, della nostra cultura e del nostro carattere, modificato nel tempo.

I docenti presenti lo scorso anno nel nostro Istituto si sono trovati di fronte ad alunni di età diversa, non a ragazzi. Nonostante
ciò, ci hanno incoraggiato a proseguire, riconoscendo che l’opinione pubblica spesso non restituisce un’immagine veritiera
della realtà: si sono trovati di fronte a persone normalissime, con tanta voglia di imparare,
rispetto ed educazione — qualità che, a volte, mancano anche in contesti esterni.

Questo ci ha dato la forza di continuare e comprendere la vera importanza dell’istruzione. La nostra volontà è di proseguire su
questa strada perché, oltre ad ampliare la nostra cultura, ci prepara a qualsiasi opportunità lavorativa: che sia legata al reinserimento sociale al termine della pena o a progetti innovativi promossi dall’Istituto, in grado di valorizzare le nostre competenze anche in
ambito produttivo o imprenditoriale. Potremmo così contribuire con attività utili al mercato esterno, come la ristorazione o il
servizio mense e catering, settori oggi molto richiesti e nei quali anche noi potremmo avere un ruolo attivo e dignitoso.

*Pubblicato sul giornale della Casa circondariale di Velletri, “Voci di Ballatoio”, numero 6–settembre 2025, scaricabile da qui: Voci di ballatoio n.6_online (1)

I numeri di “Voci di ballatoio” finora usciti si trovano nel sito dell’associazione La Farfalla.