Adattarsi all’innovazione culturale

Resistenze e aperture: il difficile percorso di una cultura detentiva chiamata a confrontarsi con il cambiamento

di Walter B.

La cultura detentiva si può riassumere in un modello di complessi comportamentali, conoscenze, adattamenti e sistemi sociali nel quale si sintetizza il modo di vivere acquisito da un gruppo di individui. Nata sotto il segno dell’immutabilità dei suoi principi, tale cultura si trova immancabilmente in uno stato di flusso perpetuo, alimentato anche dalla Legge penitenziaria che introduce, con le sue continue innovazioni, un complesso di pratiche in cui una determinata visione del carcere, non disgiunta da un determinato sistema di valori, trova la sua formulazione teorica.

Quando nuove culture si contaminano l’una con l’altra e viceversa, vivendo un processo di fusione, prende il nome di sincretismo, caratteristica principale del mutamento culturale che è un sistema dinamico, complesso e che si modifica nel tempo. Anche per queste ragioni è opportuna un’evoluzione ideologica capace di abbattere i confini che limitano, comunque, la fraternità al rapporto tra gli uomini.

A questo destino non sfugge neppure il detenuto che dovrebbe vedere, in questa assenza di confini, la grande occasione perché nasca una nuova identità senza la comoda pretesa, e quindi un essere sé stessi, che nessun dispositivo culturale o giuridico possa davvero codificarla.
È il caso degli autori di delitti di natura sessuale che, oltre all’allocazione in speciali sezioni detentive per ragioni di tutela, si risolvono in condizioni di ulteriore separazione e stigmatizzazione rispetto alla restante popolazione detenuta. Numerosi progetti inclusivi per queste categorie di detenuti sono stati avviati in alcuni penitenziari italiani, con l’impiego di metodologie e procedure che si collocano nell’agire responsabile della collettività, fondato sul principio soggettivo della propria coscienza e in considerazione delle conseguenze effettive
delle proprie azioni.

La cultura non è qualcosa di biologico ma viene appresa. È un’intricata rete di comportamenti e modi di pensare che sono alla base del processo di socializzazione. Le norme del diritto penitenziario in materia di trattamento e rieducazione stimolano questo processo inclusivo che, a nostro parere, dovrebbe progredire mantenendo inalterati i tratti identitari, evitando l’assimilazione delle diverse tipologie di reati, ma puntando alla loro pacifica convivenza, nell’attesa che il tempo orienti la trasformazione transculturale tanto auspicata quanto inevitabile.

Pubblicato sul giornale della Casa circondariale di Velletri, “Voci di Ballatoio”, numero 5 –settembre 2025, scaricabile da qui: Voci di ballatoio n. 5 online (1)

I numeri di “Voci di ballatoio” finora usciti si trovano nel sito dell’associazione La Farfalla.