Picchiato e lasciato nel degrado

L’immagine della copertina del libro “Lettere al Garante”.

Prof. Ciambriello*,

sono Nicola attualmente ristretto presso la casa circondariale da poco tempo, trasferito dal carcere di X a Y e collocato direttamente nel reparto. D’altronde desideravo l’isolamento per protestare per un abuso ottenuto dalla custodia dell’ufficio di sorveglianza di X circa poco più di dieci mesi fa. Dei detenuti della sezione fecero ribellione. Erano 3 persone che interagivano contro la custodia e contro un detenuto senegalese, di anni 26.

Questi detenuti interagivano contro il senegalese perché quest’ultimo non voleva acquistare droga. Fecero casino con lui e contro gli agenti penitenziari perché volevano che gli agenti lo mandassero via dalla sezione. Io sapevo che il vero motivo era che mandavano via il senegalese in modo che il suo posto l’occupasse qualcuno che spendeva i soldi in droga. Ma ciò gli agenti non lo sapevano. Io, comunque, li misi al corrente di tutto, solo che la custodia non fece nulla. Visto che non mi prendevano in considerazione, interagii a modo mio con questi 3 detenuti, dicendo loro che non era corretto agire così e di ricordarsi che erano in carcere, non in libertà, e bisognava comportarsi bene.

I 3 detenuti mi risposero di farmi i fatti miei e che comandavano loro. Il giorno in cui i 3 detenuti fecero mancato rientro in cella, la sorveglianza segnò solo la presenza senza risolvere niente. Chiusero me e il senegalese nelle stanze, dicendoci che per motivi di sicurezza dovevamo stare chiusi, ma senza una scadenza di termine di questo atto.

Passò il primo giorno e il senegalese cominciò ad andare in furia per questa situazione di chiusura, fece correre di nuovo la sorveglianza e arrivarono alla soluzione di passarlo al vitto.
Allora io, che occupavo la mansione di barbiere, chiesi quando mi ripristinavano il lavoro che era stato sospeso per colpa del disordine degli altri 3 detenuti, ma non mi dissero niente.

Alla fine, passarono poco più di 20 giorni senza lavorare; mi chiamò la guardia di turno e mi fece chiamare la sorveglianza per protestare per un mio diritto e sapere quando mi ripristinavano il lavoro che svolgevo già. Mi dicevano che dovevo aspettare e io risposi che era irrilevante tutto questo e, in più, per il casino creato da altre persone. Non capivo perché non mi lasciavano continuare a fare il mio lavoro.

Dopo le loro risposte irritanti e minacciose psicologicamente, mi infuriai, facendo un po’ di frastuono, sbattendo la branda per terra. Arrivò di nuovo la sorveglianza ma con un solo scopo, quello di picchiarmi. Uno di loro mi mise il braccio al collo e io persi i sensi. Mi ripresi mentre mi stavano portando fuori dalla mia stanza. Mentre scendevamo le scale mi picchiarono, strappandomi la maglia e sfilando i pantaloncini, togliendomi le scarpe e, in mutande, mi misero in una cella non igienica, tutta rotta e maleodorante. La notte entravano grossi ratti dal wc. A terra c’era acqua che puzzava di urine e feci. Mi hanno fatto stare 3 giorni senza farmi pulire, disinfettare e rimasi senza mangiare.

Il terzo giorno venne il comandante per dirmi che ero stato trasferito a Y. Arrivato mi misero direttamente in isolamento.
In questi 9 mesi che sono qui ho il colesterolo al massimo e gli zuccheri alti perché per poter mangiare qualcosa devo limitarmi a zuppa di latte o uova con formaggio. Mi dica lei se questa situazione è normale in un carcere.

Ho tentato più volte di fare una sciocchezza per farla finita, ma mi manca il coraggio. Spero che mi venga un po’ di coraggio così non soffrirò più. Faccio lo sciopero della fame e della terapia, e non vengo preso in considerazione. Faccio un mancato rientro in cella
senza un risultato positivo da parte della custodia. Li minaccio di farmi del male senza compassione da parte degli agenti, anzi dicono: «Fai quello che vuoi», tanto a loro non interessa.

Mi dica lei in che modo posso risolvere senza andare in alcun reparto? Mi dica lei in che modo dovrei stare psicologicamente?

Distrutto!!!

* Lettera tratta dal libro “Lettere al Garante. Voci dal carcere tra diritti negati, paure e speranze” di Samuele Ciambriello, Portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale e Garante della Regione Campania, IOD edizioni.