Il convegno dedicato al tema del populismo penale e al ruolo degli attori che influenzano l’opinione pubblica in materia di giustizia penale, promosso lo scorso 21 maggio dal Dipartimento di Scienze politiche dell’Università Roma Tre su iniziativa del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, ha rappresentato un significativo momento di confronto soprattutto con l’esperienza francese, grazie alla lectio magistralis di Didier Fassin (Collège de France) sulla passione di punire, oggetto di un suo libro tradotto in tutto il mondo, che ha aperto al sessione mattutina e di Denis Salas, presidente dell’Association française pour l’histoire de la justice, che ha affrontato il tema della volontà di punire.
Ha aperto i lavori Emilia Fiandra, direttrice del Dipartimento di Scienze politiche di Roma Tre. Anna Simone, coordinatrice del progetto “Osservatorio Pop, Pena e opinione pubblica” dell’Università Roma Tre, e Antonello Azzarà, borsista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze politiche, hanno illustrato il progetto e i suoi obiettivi.
Claudio Sarzotti, docente dell’Università di Torino, ha sviluppato il concetto di “narrazione collettiva” come chiave interpretativa dei processi di criminalizzazione e della costruzione sociale della realtà criminale. Sarzotti evidenzia come la mediatizzazione della giustizia e le rappresentazioni collettive, plasmate dai media, abbiano contribuito a una reificazione della criminalità, influenzando l’opinione pubblica e le politiche penali. La narrazione collettiva, alimentata da emozioni e rappresentazioni normative, ha storicamente trasformato le percezioni sul ruolo della magistratura e sulla natura del crimine, come nel caso di Tangentopoli, dove la stigmatizzazione dei reati di corruzione ha alimentato una “passione del punire” che ha travolto i bersagli iniziali per includere nemici pubblici diversi, spesso con finalità politiche. Tale clima ha favorito il populismo penale, con rappresentazioni mediatiche che hanno rafforzato l’immagine di magistratura come controllore della virtù pubblica o, al contrario, come minaccia alla democrazia, a seconda delle circostanze politiche.
Il presidente dell’associazione Antigone, Patrizio Gonnella, ha analizzato come il populismo penale si manifesti anche nelle posizioni di movimenti sociali e soggetti progressisti, spesso inconsapevolmente vittime di un’erronea concezione del diritto penale come strumento efficace e rassicurante contro la violenza. Gonnella ha illustrato, attraverso esempi storici italiani, come questa tendenza abbia portato a richieste di pene più severe o a difese di politiche penali più repressive, rischiando di tradursi in una logica di vendetta e di limitazione dei diritti umani fondamentali. La sua analisi sottolinea che solo un diritto penale minimalista, deideologizzato e rispettoso dei diritti umani può rappresentare una reale garanzia di democrazia e pluralismo.
La spettacolarizzazione giudiziaria nei media
Il convegno ha affrontato il tema delle risposte istituzionali alla spettacolarizzazione della giustizia e al populismo punitivo, con riferimenti alla televisione e ai media. Elisa Giomi dell’Università Roma Tre e commissaria Agcom, e Alessandro Albano, capo dell’ufficio studi del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, hanno ripercorso la genealogia della spettacolarizzazione giudiziaria, dall’America con i “court show” alle varianti italiane come “Tv Verità”, evidenziando come l’intrattenimento giudiziario abbia progressivamente trasformato il racconto del crimine in uno spettacolo sensazionalistico. Tale evoluzione ha alimentato un “populismo punitivo” che si manifesta anche nella produzione di programmi e narrazioni mediatiche orientate più alla spettacolarizzazione che alla tutela dei diritti fondamentali e della dignità individuo.
Un esempio emblematico discusso nel convegno è il caso di Jakob von Metzler in Germania, il bambino di 11 anni, figlio di un noto banchiere, rapito e ucciso nonostante fosse stato pagato il riscatto, analizzato come esempio di come la spettacolarizzazione mediatica possa influenzare il clima sociale e le risposte istituzionali. La reazione delle autorità europee e tedesche ha mostrato l’importanza di un intervento regolatorio e di un’attenta tutela dei diritti umani, contrastando le tentazioni dell’uso della tdi pratiche punitive estreme e di interpretazioni distorte del diritto.
Il convegno ha fornito un quadro complesso e approfondito di come opinione pubblica, media, movimenti sociali e istituzioni interagiscano nel contesto del populismo penale, evidenziando la necessità di un approccio critico, rispettoso dei diritti fondamentali e capace di contrastare le derive spettacolaristiche e repressive che minacciano le democrazie contemporanee.
Manuel Anselmi dell’Università di Bergamo ha affrontato il tema dell’autoritarismo populista nel sistema penale. Massimo Siclari ha presentato un’analisi sul diritto penale come extrema ratio nelle pronunce della Corte costituzionale. Luciano Nuzzo dell’Universidade Federal do Rio de Janeiro, ha portato all’attenzione del convegno il populismo penale e la costruzione del nemico nel contesto brasiliano.
La giornata si è conclusa con una tavola rotonda introdotta e coordinata da Stefano Anastasia, Garante delle persone detenute della Regione Lazio e professore dell’università Unitelma Sapienza, con la partecipazione di Margherita Cassano, già prima presidente della Corte di Cassazione, Francesco Petrelli, presidente dell’Unione camere penali, Massimo Donini della Sapienza di Roma e Tamar Pitch dell’Università di Perugia.