Il carcere è sull’orlo del collasso. Ascoltare gli operatori

Venerdì 6 febbraio un ampio cartello di enti e associazioni si ritroverà a Roma per ascoltare chi non ha voce e per condividere problemi e proposte.

di Stefano Anastasìa*

L’anno giubilare della speranza voluto da Papa Francesco si è chiuso nella serena indifferenza verso la tragedia che si sta consumando dentro le carceri italiane. Il 29 dicembre si è ucciso Christian nel carcere di Asti, il 6 gennaio Franco in quello di Cremona: finiranno in due distinte contabilità, l’una per il 2025, l’altra per il 2026, e magari anche l’anno prossimo, se per accidente il numero dei suicidi registrati sarà di qualche unità in meno che in questo, il Ministro della giustizia potrà dirci che “tutto va bene, Madama la Marchesa”.Ma non è vero niente, Madama la Marchesa: il sistema dell’esecuzione penale è sull’orlo del collasso, anzi forse ci è già caduto, e il Ministro non lo sa, o finge di non saperlo. 64mila detenuti per 46mila posti regolamentari disponibili (500 in meno dello scorso anno, altro che piano carceri!) e fuori 100mila persone in misure di comunità, e altre 100mila nel limbo dei “liberi sospesi”, in attesa (anche da anni) di sapere se la loro pena la dovranno scontarla in carcere o in misura alternativa.

Il sovraffollamento non è solo questione di spazi: è questione di relazioni, di cura per le persone, di rieducazione, direbbe la nostra bistrattata Costituzione. Sovraffollamento significa che le stesse unità di personale (educativo, di polizia, sanitario) deve occuparsi di un terzo in più delle persone per cui è stato programmato, anche se a quell’organico non c’è mai arrivato, perché i concorsi non coprono i pensionamenti e chi può in questo carcere non ci vuole lavorare.Il Ministro e i suoi bravi, per compiacere Madama la Marchesa, continuano a dire che tutto va bene: che usciranno le persone in attesa di giudizio (anche le ragazzine rom e i piccoli spacciatori di strada, che tanto avete fatto per metterli dentro, signor Ministro?), che i tossici andranno in comunità, che dal nulla fioriranno 10mila nuovi posti detentivi, come se non sapessimo che non basteranno con queste politiche della repressione penale della qualsiasi, come se non avessimo capito che le promesse a babbo morto sono già l’ammissione che il piano carceri è una bufala. Ma facciamo finta di nulla e lasciamovi pure credere che ci avete presi per fessi: tutto verrà risolto dopo le elezioni.

Ma il problema è oggi, non domani o dopodomani: che si fa oggi con gli spazi che non ci sono, con i doppi turni del personale, con le visite mediche saltate per assenza di scorte, con l’ordinaria manutenzione che non si può fare per mancanza di soldi o di spazi per liberare le sezioni da recuperare?Per questo un provvedimento di clemenza è inevitabile: anche per fare la peggiore politica carcerocentrica, quella che vuole ridurre le carceri a ospizi per anziani soli, senza fissa dimora, giovani indisciplinati e stranieri irregolari, avete bisogno di tempo. Avete bisogno, voi, signori del Governo, non solo i detenuti e gli operatori delle carceri, di un provvedimento deflattivo che faccia uscire dal carcere i condannati con pene brevi o brevissime da scontare, su cui potranno investire i servizi sociali della giustizia e del territorio, se gli date un po’ di soldi, per prevenire il loro rientro in carcere. Questa è la verità che chiunque lavori o frequenti le carceri conosce alla perfezione, ma che voi non volete ascoltare e non volete che sia pubblicamente detta, per esempio dalle migliaia di operatori penitenziari, di ogni comparto e qualifica, che sanno e vivono questi problemi.

Per questi motivi venerdì 6 febbraio un ampio cartello di enti e associazioni si ritroverà a Roma per ascoltare chi non ha voce e per condividere problemi e proposte. Non ci illudiamo di riuscire dove Papa Francesco e il Presidente della Repubblica non sono riusciti, ma ogni giorno che passa la ragione è sempre più dalla nostra parte.

Appello e adesioni all’assemblea del 6 febbraio su www.fuoriluogo.it/6febbraio

* Stefano Anastasìa ha presentato l’assemblea sul carcere del 6 febbraio nella rubrica di Fuoriluogo del quotidiano Il Manifesto di mercoledì 28 gennaio 2026.