di Stefano Anastasìa e Franco Corleone*
Venti anni fa Fausta Squatriti, artista assai interessante, pubblicava un quaderno con parole e immagini dedicate alla tragedia del Novecento e all’olocausto e soprattutto con un titolo che abbiamo pensato si adatti a questo Libro Bianco giunto alla diciassettesima edizione.
Ci piace riportarne alcuni versi:
I vincitori non sono stati da meno.
Dopo mezzo secolo e un lustro
s’ingegnano in strumenti di tortura
appositamente costruiti:
cospicua variante di modelli
in catalogo
scientificamente garantendo
sopravvivenza.
Il 2 giugno abbiamo festeggiato gli ottanta anni della Repubblica e ci auguriamo che il prossimo Libro Bianco possa indicare per la
politica sulle droghe l’uscita dal tunnel segnato dalla determinazione proibizionista del potente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
La figura di Mantovano, che ha preteso anche la delega al Dipartimento antidroga, è caratterizzata dalla ossessione della guerra alla droga e in particolare alla canapa, ritenuta causa del vizio e della corruzione morale dei giovani. L’ispiratore della terrificante legge nota come
Fini-Giovanardi, che eliminava ogni differenza tra le diverse sostanze, non ha osato riproporre la repressione più dura, ma non si è accontentato di lanciare proclami ideologici, finanziare campagne di spot terroristici e organizzare una modesta conferenza nazionale e ha spinto il Governo a inventare norme che – come aveva denunciato Grazia Zuffa – sfiorano l’illegalità.
L’elenco è lungo, dall’aumento delle pene per i fatti di lieve entità, il famoso quinto comma dell’art. 73 del DPR 309/90, che da anni non è più una attenuante, ma una fattispecie autonoma di reato, ma non viene valutato come tale e non appare nelle statistiche, alla equiparazione della canapa tessile a quella con valenza psicotropa. È notizia recente la criminalizzazione della canapa terapeutica con perquisizioni alle farmacie e interrogatori ai pazienti.
Intanto, invece di prevedere modifiche alla legge criminogena, che provoca la presenza di persone che vengono arrestate per detenzione
o piccolo spaccio nella misura del 30% dei detenuti, si immaginano carceri terapeutici per la detenzione sociale che fa lievitare il carcere oltre la soglia dei 64.000 prigionieri.
Mentre il piano del commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria che aveva promesso 10.000 nuovi posti detentivi entro il 2027 è poco più che al palo (la capienza reale degli istituti di pena non si schioda dai 46-47mila posti regolamentari effettivamente disponibili),
i tanto strombazzati finanziamenti straordinari per l’inserimento di persone con problemi di dipendenze nelle nuove forme di detenzione
domiciliare “terapeutica” previsti da un ddl all’esame della Camera sono limitati a meno di 500 l’anno: una goccia nel mare, che farà più bene a chi ospita che a chi è ospitato.
Insomma la guerra alla droga che viene rilanciata da Trump su scala internazionale con attacchi al Venezuela e minacce alla Colombia
e all’Ecuador, in Italia si ripresenta in chiave salvifica sulle basi dello stato etico.
Il cuore del Libro Bianco come sempre è rappresentato dai dati degli ingressi e le presenze in carcere, elaborati con precisione
da Maurizio Cianchella e con una cura che devefare i conti con il quadro che si conferma e si ripete di anno in anno.
La causa della catastrofe umanitaria è determinata da una legge che trasforma
questione culturale e sociale in un fatto criminale.
Non c’è spazio in questa fase politica ormai sempre più condizionata dalla propaganda in vista delle elezioni politiche dell’anno prossimo
per misure intelligenti e risolutive. Il potere vuole lucrare sull’emergenza, spesso inventata, trascurando le soluzioni intelligenti.
Testardamente le nostre associazioni hanno affinato le proposte, anche su aspetti finora trascurati, come i nodi dei “liberi sospesi” e della
concessione dell’affidamento al momento del giudizio da parte del giudice della cognizione.
Insomma c’è un patrimonio che mettiamo a disposizione per una svolta ineludibile, per rispettare i principi della Costituzione. Come sempre il Libro Bianco è arricchito da contributi persuasivi su ferite aperte che sono opera di Leonardo Fiorentini, Caterina Pozzi, Hassan Bassi, Peppe Brescia, Paolo Nencini e Susanna Ronconi e dalle conclusioni di Patrizio Gonnella.
Quest’anno ricorrono i dieci anni dalla scomparsa di Alessandro Margara e lo ricorderemo il 16 luglio a Firenze. Non sarà una commemorazione ma una occasione di impegno sulla linea di un pensiero intransigente e ricco di umanità.
*Introduzione alla diciassettesima edizione del Libro bianco sulle droghe, “E non sono pazzi”.