In carcere senza spazio e senza dignità

L’immagine della copertina del libro “Lettere al Garante”.

Gentile Prof. Ciambriello*,

mi chiamo Antonio e abbiamo già avuto modo di sentirci quando mi trovavo in detenzione domiciliare per dei problemi avuti con i carabinieri di dove abito, a causa di una segnalazione fatta da loro nel mese di dicembre. Dopo il loro avviso che sarei finito in carcere, la previsione si è avverata e attualmente sto scrivendo dal carcere in cui sto scontando il mio fine pena.
Sono entrato qui a gennaio e dovrò rimanerci fino a marzo.
La Costituzione italiana dice chiaramente che «la pena deve tendere alla rieducazione, favorendo il reinserimento sociale del detenuto. La pena, in ogni caso, non può essere punitiva!

Questa volta le scrivo per informarla sulle condizioni in cui sto scontando la mia pena, problematiche riscontrate e aspetti fondamentali che vanno in contrasto con quanto riporta la Costituzione italiana e che stanno avendo un impatto estremamente negativo sul mio benessere psicofisico, sui miei diritti e sulla mia dignità.

Il giorno successivo alla mia entrata nel carcere parlo con un educatore al quale chiedo se ci sono corsi da poter eseguire, attività utili al mio reinserimento sociale per non restare
chiuso in una stanza senza far nulla, e mi risponde che per il mio “fine pena” ravvicinato, fissato a fine marzo, non è possibile accedere a nessuna attività. I giorni successivi, parlando
con una seconda educatrice, ripeto le stesse richieste.

A febbraio faccio l’ultimo tentativo e chiedo di poter parlare con una figura dirigenziale del carcere e riesco a ottenere un incontro con un ispettore al quale riferisco i problemi e le difficoltà che sto riscontrando: un programma di rieducazione inesistente. Gli riferisco anche che, come me, ci sono altri detenuti, che sono qui da mesi e lamentano l’assenza di programmi di rieducazione.

Trascorro quasi tutta la giornata chiuso nella mia stanza guardando la tv, mangiando e lavando stoviglie; non è per niente dignitoso passare le giornate in questo modo.
Il carcere ha la capienza per circa 350 detenuti, ma attualmente ne ospita oltre 600. Nella mia stanza attualmente siamo in 7, così come nelle altre stanze ci sono 6-7 persone, ma le stanze non sono strutturate per ospitare tale numero di persone, in quanto sono molto piccole. La mia stanza è di circa 16 mt. Ho esposto questi punti all’ispettore, che mi ha risposto che il carcere, allo stato attuale, non ha i mezzi per mettere in atto ciò che è scritto nella nostra Carta costituzionale.

Inoltre, ho sottolineato una enorme minaccia per la mia salute, poiché non fumo ma sono molto preoccupato per l’esposizione costante al fumo passivo, nonostante la mia stanza sia una stanza per non fumatori. I fumatori non hanno rispetto di chi non fuma.
Per quanto riguarda la capienza del carcere, l’ispettore mi ha riferito che è stato superato abbondantemente il numero dei detenuti che la struttura può ospitare. Sul fumo passivo nessuna risposta.

Ci tengo a evidenziare un altro aspetto che è trascurato quando si parla dei problemi di un carcere, ed è la convivenza forzata con detenuti che hanno diverse problematiche, prediligono argomentazioni malsane riferite ai reati commessi, alla droga e alla negatività. Questo non può che creare un ambiente tossico per una persona che dovrebbe uscire dal carcere migliorato, non peggiorato.

Allo stato attuale, questo carcere è una tortura negativa e punitiva, non funzionale al corretto reinserimento sociale dei detenuti. Annienta i diritti e la dignità di un essere umano.
Per i fatti riportati richiedo l’intervento del Garante dei detenuti poiché, allo stato attuale, questo carcere non può garantirmi un percorso di rieducazione e accompagnarmi a
un corretto reinserimento.

Appena riceverò la ricevuta di ritorno di questa raccomandata, inizierò uno sciopero della fame per 15 giorni e, terminati questi 15 giorni, inizierò anche a non bere più fino a
quando il mio corpo non cederà e cadrà al suolo.

In attesa di un suo riscontro porgo i miei più cordiali saluti.
La attendo qui per parlarne di persona!

* Lettera tratta dal libro “Lettere al Garante. Voci dal carcere tra diritti negati, paure e speranze” di Samuele Ciambriello, Portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale e Garante della Regione Campania, IOD edizioni.