
Poteva andare peggio…
Tre interventi d’urgenza all’interno della Casa Circondariale si concludono con successo grazie alla competenza e alla dedizione del personale sanitario
di Roberto M.
Parliamo dell’Area sanitaria all’interno della Casa circondariale di Velletri, composta dalla dirigente dott.ssa Diaco, dai medici di guardia, dai medici specialisti, dai coordinatori e dagli infermieri specializzati: un gruppo di lavoro affiatato che, nonostante le molte difficoltà incontrate quotidianamente — tra cui la mancanza di personale necessario a seguire un nucleo di circa seicento detenuti — riesce a garantire la propria presenza e dedizione professionale.
Uno dei casi riguarda il detenuto Emanuel M., seguito costantemente dall’Area Sanitaria perché affetto da diabete e sottoposto a insulina giornaliera. Nel mese di agosto 2025 Emanuel iniziava ad avvertire lievi dolori all’occhio destro e una visione sfocata, che si pensava dovuta a un normale abbassamento della vista legato alla sua patologia. La mattina del 12 agosto 2025, però, si svegliava con forti dolori alla testa e nausea, accorgendosi di aver perso completamente la vista dell’occhio destro e, parzialmente, anche quella dell’occhio sinistro. Recatosi in infermeria, veniva immediatamente soccorso e, considerata la gravità della situazione, trasferito con un mezzo del 118 all’ospedale dei Castelli, dove una TAC evidenziava un’ischemia oculare. Trasferito d’urgenza all’ospedale oftalmico di Roma, veniva sottoposto a visita: la patologia era confermata, ma ormai troppo tardi per un intervento.
Tornato all’istituto, il medico dell’infermeria informava la dirigente sanitaria, la quale — non convinta della diagnosi — richiedeva nuovamente l’intervento dell’ospedale dei Castelli. Un medico di sua conoscenza visitava il paziente e stabiliva che fosse necessario intervenire immediatamente, contrariamente a quanto affermato dall’oftalmico. Veniva quindi prescritta una terapia preparatoria in vista di un intervento fissato per il 17 agosto 2025 presso l’ospedale di Marino, dove Emanuel veniva sottoposto a un trattamento con raggi laser. La terapia proseguiva nel mese successivo fino al 17 settembre 2025, quando, accompagnato dalla Polizia penitenziaria, veniva nuovamente portato all’ospedale di Marino per una puntura oculare che consentiva di recuperare parzialmente la vista. Dimesso e rientrato in istituto, l’indomani l’infermeria procedeva alla rimozione della benda protettiva, riscontrando la positività dell’intervento: il paziente aveva già recuperato una minima parte della vista. Tuttavia, nei giorni successivi, gli sforzi non si rivelavano sufficienti per un recupero totale.
La mattina del 16 settembre 2025, intorno alle ore 7:05, un altro detenuto, Bledian C., veniva colto da una grave crisi respiratoria con apnea temporanea. L’Area sanitaria interveniva tempestivamente con un primo soccorso d’urgenza, ma i parametri vitali risultavano difficili da rilevare, poiché il paziente si trovava in uno stato di incoscienza e sospensione del respiro. Dopo un intervento acuto, Bledian riprendeva conoscenza; veniva quindi chiamato il 118 e trasportato all’ospedale dei Castelli, dove gli esami diagnostici confermavano parametri nella norma. L’episodio veniva attribuito a un improvviso malessere dovuto ad affaticamento. Dimesso alle ore 13:20 dello stesso giorno, veniva riportato in Istituto
e preso in carico dai medici interni.
Lo stesso giorno, intorno alle 8:40, un altro detenuto, Daniele M., mentre svolgeva la propria mansione lavorativa, accusava giramenti di testa, forte sudorazione, difficoltà respiratoria e un
malessere diffuso nella parte sinistra del corpo. Soccorso da un compagno di lavoro, veniva accompagnato in infermeria, dove i medici di guardia e l’infermiere di turno sospettavano un infarto.
Durante il primo soccorso veniva allertato il 118; durante il trasporto, gli infermieri dell’ambulanza cercavano di mantenerlo in vita. Giunto all’Ospedale dei Castelli, Daniele veniva immediatamente operato: gli venivano applicati due stent giugulari, e nei due giorni successivi altri tre stent coronarici per prevenire l’occlusione delle vene. Rimasto in terapia intensiva per circa sette giorni, mostrava un progressivo miglioramento e veniva poi trasferito nel reparto di cardiologia, dove restava sotto osservazione fino al 25 settembre 2025. Raggiunta la stabilità, veniva dimesso e riportato presso la Casa circondariale di Velletri, dove continuerà a essere monitorato dall’Area sanitaria interna.
Questi esempi dimostrano quanto sia importante, in una struttura detentiva, poter fare affidamento su personale specializzato che possa intervenire in casi di emergenza. Gli sforzi degli
operatori sono quotidianamente messi alla prova da carenze di personale, ma il diritto alla salute, in carcere come fuori è fondamentale. Si tratta di una priorità non negoziabile che deve essere
onorata con investimenti e attenzione da parte delle istituzioni.
*Pubblicato sul giornale della Casa circondariale di Velletri, “Voci di Ballatoio”, numero 6–settembre 2025, scaricabile da qui: Voci di ballatoio n.6_online (1)
I numeri di “Voci di ballatoio” finora usciti si trovano nel sito dell’associazione La Farfalla.