Anastasìa: sui minori servono ascolto e inclusione, non nuove sanzioni

Doppio intervento del Garante del Lazio sul dibattito relativo all’imputabilità dei minori e alle politiche della giustizia minorile

Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, è intervenuto sul tema dell’imputabilità dei minori e delle politiche della giustizia minorile in due distinti appuntamenti istituzionali svoltisi nei giorni scorsi.

Lo scorso 28 luglio, Anastasìa è intervenuto alla conferenza stampa promossa alla Camera dei deputati dall’onorevole Riccardo Magi, dedicata allo schema di disegno di legge approvato dal Governo in materia di imputabilità dei minori. All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, il presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, Francesco Petrelli, e la ricercatrice dell’associazione Antigone Rachele Stroppa.
Nel corso della conferenza stampa sono state espresse forti perplessità sull’intervento normativo annunciato dal Governo, ritenuto dagli intervenuti una risposta prevalentemente simbolica e securitaria a fenomeni complessi che riguardano l’adolescenza e il disagio giovanile. È stata inoltre evidenziata la necessità di basare ogni riforma su dati oggettivi e su una valutazione individuale della capacità di intendere e di volere del minore, principio cardine dell’attuale sistema della giustizia minorile.

Da sinistra: Anastasìa, Petrelli, Magi, Stroppa, al termine della conferenza stampa del 28 luglio alla Camera.

Sul medesimo tema Anastasìa è tornato il 31 luglio, durante la presentazione della sua Relazione di fine mandato, ospitata nella Sala Mechelli del Consiglio regionale del Lazio.

Nel suo intervento il Garante ha richiamato l’attenzione sul clima culturale che caratterizza il dibattito pubblico sui minori autori di reato, sottolineando come la crescente rappresentazione dei giovani in termini esclusivamente repressivi rischi di produrre effetti contrari rispetto agli obiettivi di inclusione e responsabilizzazione.

Riferendosi in particolare all’esperienza dell’Istituto penale minorile di Casal del Marmo e ai servizi della giustizia minorile, Anastasìa ha evidenziato che non sono gli inasprimenti di pena, l’abbassamento delle soglie di imputabilità o l’introduzione di ulteriori misure sanzionatorie a favorire il recupero dei ragazzi. Al contrario, ha sostenuto la necessità di costruire nuove forme di dialogo, educazione e accompagnamento, capaci di contrastare lo stigma e di offrire concrete opportunità di crescita e reinserimento.
Secondo il Garante, i dati e l’esperienza maturata nei servizi minorili mostrano come la risposta ai comportamenti devianti dei minori debba continuare a fondarsi sui principi costituzionali di tutela, responsabilizzazione e inclusione sociale, evitando semplificazioni che rischiano di alimentare ulteriormente esclusione e marginalità.