In piena calura estiva arriva il numero 10 del notiziario Non Tutti Sanno, realizzato all’interno della Casa di Reclusione di Rebibbia. In un momento segnato dal mantra della sicurezza e dal “Tutto Chiuso” indicato dal rapporto Antigone 2025, con la chiusura del sistema penitenziario alla società esterna, il numero propone esempi sull’importanza dell’incontro con il mondo dell’impresa, della cultura, dell’istruzione e del volontariato, per ottenere una vera sicurezza sociale, perseguendo quel reinserimento nella società delle persone condannate, tutelandone i diritti così come prevede l’art. 27 della Costituzione. Lo approfondisce l’avvocatessa Maria Brucale. Ma nel concreto lo testimoniano le significative esperienze di volontariato presenti alla Casa di Reclusione di Rebibbia di cui si dà conto nel numero, come quella di suor Emma Zordan con il suo laboratorio di scrittura creativa, nominata per questo commendatore dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Come pure le attività degli istituti professionali e scolastici di ogni livello, dall’alfabetizzazione sino ai corsi universitari di Roma Tre, veri “ spazi di libertà” per le persone detenute. Ne è un esempio il Murales “Foglie di Speranza” un’opera pittorica collettiva di reclusi, docenti ed educatori di “colori e pensieri” realizzate alla Casa di Reclusione di Rebibbia. a cui Non Tutti Sanno dedica la copertina.
Su temi molto sentiti come quello dell’affettività o il diritto allo studio il notiziario alterna il contributo di studiosi e docenti “esterni” a quello delle persone ristrette. Senza dimenticare di sottolineare le criticità e i diritti negati alla popolazione reclusa. Molto importante è la denuncia sulla situazione drammatica del Tribunale di Sorveglianza di Roma della sua presidente Marina Finiti, che lamenta la grave carenza di mezzi e di personale che rende difficile garantire l’esecuzione penale, quindi l’accompagnamento del condannato verso la legalità, salvaguardandone i diritti e la sicurezza di tutti. Va anche segnalato il contributo del giornalista Lazzaro Pappagallo che racconta le ragioni deontologiche e professionali che hanno spinto Stampa Romana con l’associazione Antigone e l’ateneo Roma Tre, ad organizzare corsi di formazione per giornalisti su come affrontare realtà sensibili come quella del disagio social e del mondo ristretto, “usando le “parole giuste”, con competenza, rispetto della dignità delle persone e della verità dei fatti.