Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, ha partecipato alla cerimonia di intitolazione della Casa circondariale di Velletri all’agente di Polizia penitenziaria Antonio Carotenuto, ucciso il 19 febbraio 1980 in un agguato camorristico mentre era fuori servizio.
La cerimonia si è svolta presso l’istituto penitenziario veliterno con la scopertura della lapide commemorativa collocata all’ingresso del carcere e benedetta dal vescovo di Velletri, monsignor Stefano Russo. All’iniziativa hanno preso parte numerose autorità istituzionali, tra cui il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Stefano Carmine De Michele, la direttrice dell’istituto, Anna Rita Gentile, il sindaco di Velletri, Ascanio Cascella e numerosi rappresentanti della Polizia penitenziaria.

Il Garante Anastasìa durante la cerimonia, Alla sua destra il sindaco di Velletri, Ascanio Cascella.
Particolarmente toccante il messaggio dei familiari di Antonio Carotenuto, letto nel corso della commemorazione. La vedova Antonietta Pagano e i figli Valentina e Luigi hanno ricordato il sacrificio dell’agente, sottolineando l’importanza di custodirne la memoria e trasmetterne l’esempio alle nuove generazioni.
Antonio Carotenuto prestava servizio presso la Casa circondariale di Napoli Poggioreale. Fu assassinato a colpi d’arma da fuoco il 19 febbraio 1980 mentre passeggiava con la moglie e i due figli nel centro di Napoli. Gli autori dell’omicidio non sono mai stati identificati.
Con l’intitolazione dell’istituto di Velletri, la memoria di Antonio Carotenuto viene oggi affidata anche alle future generazioni di operatori penitenziari, quale testimonianza di coraggio, senso del dovere e fedeltà alle istituzioni.
