Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, è intervenuto alla presentazione del XXII rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, presentato martedì 19 maggio nella sede dell’Associazione stampa romana.
Secondo l’associazione Antigone, presieduta da Patrizio Gonnella, i reati in Italia restano sostanzialmente stabili e nei primi mesi del 2025 risultano addirittura in calo dell’8%. Calano anche gli ingressi in carcere e continua a diminuire il ricorso alla custodia cautelare, che oggi riguarda il 24,1% delle persone detenute. A crescere sono invece le pene più lunghe e gli effetti delle politiche adottate dal governo, che dall’inizio della legislatura ha introdotto oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena. Ma soprattutto il sistema continua a fallire sul terreno decisivo della recidiva: evitare che chi esce dal carcere torni a delinquere. Oggi solo il 40,8% delle persone detenute è alla prima carcerazione. Il 45,9% è già stato in carcere da una a quattro volte. Il 10,6% da cinque a nove volte. Il 2,7% addirittura più di dieci volte.

Dal rapporto di Antigone ‘Tutto chiuso’ questa “è la dimostrazione di un sistema che non reinserisce e, di conseguenza, produce solo più insicurezza. Del resto – afferma ancora Antigone – i dati sulle attività che sarebbero fondamentali per i percorsi di reinserimento spiegano bene il perché di questa recidiva, con investimenti largamente insufficienti: solo il 29,3% delle persone detenute lavora; l’85,6% di queste lavora alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, spesso in mansioni poco spendibili fuori; solo il 4,9% lavora per soggetti esterni; appena il 7,9% frequenta corsi di formazione professionale; solo il 31% frequenta percorsi scolastici; appena il 3% è iscritto all’università”. A tutto questo si aggiunge che per la prima volta rallenta, e in alcuni casi arretra, il sistema delle misure alternative alla detenzione. “Dal carcere si esce sempre meno. Si viene murati vivi”, sostiene il XXII rapporto Antigone.
Il rapporto è stato realizzato attraverso 102 visite di monitoraggio svolte negli istituti penitenziari di tutta Italia dall’Osservatorio. Le prese in carico degli Uepe per l’affidamento in prova ai servizi sociali, la misura alternativa più diffusa, sono state nel 2025 24.627, in calo rispetto alle 26.151 del 2024. Lo stesso accade per la detenzione domiciliare, i cui nuovi casi sono passati da 14.247 nel 2024 a 13.519 nel 2025. Si tratta di un’inversione di tendenza per Antigone particolarmente allarmante: mentre il carcere continua a riempirsi, gli strumenti che potrebbero alleggerire la pressione sugli istituti e favorire percorsi più efficaci di reinserimento vengono utilizzati sempre meno. Eppure, alla fine del 2025, ben 24.348 persone detenute avevano un residuo pena inferiore ai tre anni e avrebbero potuto potenzialmente accedere a una misura alternativa. Tra queste, 7.790 persone avevano addirittura meno di un anno di pena residua da scontare.
Cresce l’età media dei detenuti e aumentano i giovanissimi
L’età media della popolazione detenuta cresce. Fino al 2010 i detenuti con meno di 40 anni erano in netta maggioranza, oltre il 60%. Alla fine del 2024 erano il 44,1%. Alla fine del 2025 il 43,9%. Di converso gli over 50, che nel 2010 erano il 15,8% dei presenti, alla fine del 2024 erano il 29,4% ed alla fine del 2025 il 29,5%. Se l’età media della popolazione detenuta avanza, questo sta avvenendo nonostante i giovanissimi, per quanto pochi, sono sempre di più. I ragazzi dai 18 ai 20 anni, a lungo in netto calo tra i presenti, sono passati dall’1% delle presenze alla fine del 2021 all’1,6% nel 2024, dato confermato anche alla fine del 2025. Mentre i giovani tra i 21 ed i 24 anni, anche loro in costante calo in termini percentuali, hanno fatto registrare il loro minimo alla fine del 2022, un 4,7%, per iniziare a crescere fino all’attuale 5%. Se dunque la popolazione detenuta invecchia, la tendenza è quanto meno contenuta dalla recente crescita dei giovani adulti.
Il 60 per cento dei detenuti trascorre l’intera giornata in cella
Secondo il XXII rapporto di Antigone, oggi oltre il 60% delle persone detenute trascorre quasi tutta la giornata chiusa in cella. Solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica. Negli ultimi mesi circolari del Dap hanno ulteriormente limitato libertà di movimento, attività e aperture verso l’esterno. “Nel promuovere queste misure si è fatto spesso riferimento a presunte questioni di sicurezza all’interno degli istituti eppure, proprio a partire da queste misure, è cresciuta la tensione”, afferma l’associazione, che pubblica alcuni dati: le aggressioni contro la polizia penitenziaria sono passate da 2.154 a 2.423 (+12,4%); le aggressioni tra persone detenute sono passate da 3.356 nel 2021 a 5.812 nel 2025 (+73%); gli atti turbativi dell’ordine e della sicurezza sono aumentati del 27,6%. È la Polizia penitenziaria che deve chiedere un ritorno al carcere aperto, sostiene Antigone.

Nel 2025 almeno 82 persone si sono tolte la vita in carcere. Dall’inizio del 2026 i suicidi sono già 24. In meno di un anno e mezzo sono morte suicide 106 persone detenute. Nel solo 2025 ci sono stati anche 254 decessi complessivi, il dato più alto registrato da decenni. Gli atti di autolesionismo restano oltre quota 2.000 ogni 10.000 detenuti: significa che mediamente un detenuto su cinque compie gesti autolesivi.
Le proposte di Antigone
Di fronte a questo scenario, Antigone chiede al governo di cambiare radicalmente approccio e propone: un piano Marshall per le carceri riempiendole di vita in vista dell’estate allo scopo di ridurre il numero dei suicidi; il ritiro di tutte le circolari che hanno chiuso il carcere a partire da quelle sulla media e alta sicurezza; misure urgenti per ridurre il sovraffollamento; maggiore accesso alle misure alternative anche attraverso l’uso del Consiglio di disciplina allargato per proporre premi tra cui anche la grazia; predisporre l’accesso alla detenzione domiciliare per tutti coloro che hanno da scontare un fine pena inferiore ai 12 mesi; investimenti per il lavoro professionalizzante; apertura di sezioni di liceo e di poli universitari riducendo gli ostacoli burocratici; sport per tutti d’estate all’aperto in ogni carcere; il ripristino di modelli di custodia aperta e della sorveglianza dinamica; telefonate quotidiane; la riduzione dell’uso dell’isolamento e la limitazione della sorveglianza particolare oggi abusata; interventi immediati per prevenire suicidi e autolesionismo e informazione dei parenti nell’immediatezza dei fatti; costituzione di parte civile del Governo in ogni procedimento per tortura o lesioni commesse da esponenti del Corpo di Polizia Penitenziaria o altri membri dello staff; screening generale di salute per tutti i detenuti a partire da malattie infettive e psichiatriche ed altro ancora.

“Quello che riscontriamo quotidianamente con le nostre visite di monitoraggio, nelle nostre conversazioni con tutte le componenti che lavorano e vivono nel sistema penitenziario, è un panorama di crescente tensione. Un carcere chiuso non è un carcere più sicuro, ma un carcere dove le persone e gli operatori sono più soli e più abbandonati. Dove le giornate passano nella noia e nell’apatia, con l’uso di psicofarmaci come elemento “calmante” e “stabilizzante”. Bisogna invece aprire il carcere, al mondo esterno, al volontariato, alle attività”, dice Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.
