“È un’indagine e non un giudizio, ma se i fatti su cui la Procura della Repubblica di Roma sta indagando, su segnalazione del Capo del Dipartimento della giustizia minorile, avvalendosi del nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria, fossero confermati, non solo ci troveremmo di fronte alla commissione di reati indegni della funzione pubblica cui gli accusati sono chiamati, ma avremmo una terribile spiegazione del clima di degrado, conflittualità e tensione permanente che si palpano con mano nell’Istituto penale per minori di Casal del Marmo da qualche anno a questa parte”.
Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, sulle notizie pubblicate da vari quotidiani, concernenti gli sviluppi delle inchieste sull’Istituto penale per i minorenni di Roma “Casal del Marmo”, in cui dieci agenti della Polizia penitenziaria sarebbero finiti nel registro degli indagati, accusati, a vario titolo, di tortura, lesioni e falso ideologico, ai danni di tredici detenuti dell’istituto, tutti stranieri tra i 15 e i 19 anni.
La nota del Capo Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità

Il Capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, Sangermano (Foto Gnews).
“Si ritiene necessario e doveroso fornire alcune precisazioni a tutela della corretta informazione e dell’instancabile lavoro svolto dall’Amministrazione. L’indagine penale, richiamata dagli organi di stampa, trae origine da reiterate denunce presentate all’autorità giudiziaria dal Capo Dipartimento, basate sulle relazioni di servizio e sulle informazioni acquisite nel corso dell’attività amministrativa”. Così, in una nota, il Capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, Antonio Sangermano.
“Si evidenzia, inoltre — si legge inoltre nella nota — che l’ispezione amministrativa presso l’Ipm di Roma è stata disposta dopo aver ottenuto il nulla osta dell’autorità giudiziaria competente e che, prima di tale atto, non era giuridicamente possibile compiere alcuna azione, in quanto interferente con le attività investigative in corso”.
“A seguito delle risultanze ispettive e delle esigenze organizzative, sono stati adottati, nel quadro delle garanzie istituzionali, ulteriori provvedimenti amministrativi, tra cui il trasferimento di quattro agenti di Polizia penitenziaria verso altre sedi operative e l’assegnazione di un direttore facente funzioni all’istituto, in considerazione della temporanea assenza del titolare dell’incarico. Tutte le attività sono state svolte nel rigoroso rispetto della legge, con spirito di trasparenza e con la costante finalità di garantire legalità, tutela dei minori e corretto funzionamento dell’istituto”, prosegue Sangermano.
“Il Dipartimento — conclude la nota — continuerà a collaborare con l’autorità giudiziaria e a garantire la massima trasparenza nel pieno interesse della collettività e della tutela dei diritti delle persone coinvolte, fermo restando la presunzione di non colpevolezza degli indagati”.
Le dichiarazioni dei consiglieri regionali Droghei e Marotta

Il consigliere regionale Claudio Marotta.
Tra le numerose prese di posizione della giornata, sulla vicenda hanno rilasciato dichiarazioni anche i consiglieri regionali Emanuela Droghei (Pd) e Claudio Marotta (Verdi e Sinistra).
“Le notizie che emergono dall’inchiesta sull’Istituto Penale per i Minorenni di Casal del Marmo — ha dichiarato Droghei — sono di una gravità assoluta e impongono accertamenti rapidi e approfonditi. Quando si parla di minori detenuti, lo Stato ha una responsabilità ancora più grande: garantire che i luoghi di detenzione siano spazi di tutela, di legalità e di reale percorso educativo”.
Per Claudio Marotta, la magistratura deve fare chiarezza con la massima rapidità. “Non devono esistere zone grigie — ha dichiarato — quando si parla di corpi violati e diritti che risultano essere stati calpestati dentro un istituto dello Stato. C’è, inoltre, una responsabilità politica che non può essere scaricata sui singoli procedimenti giudiziari. Il ministro Nordio deve rispondere di ciò che sta accadendo nel sistema penitenziario italiano — non solo nelle carceri per adulti, ridotte da tempo a luoghi di sofferenza sistematica, ma anche negli istituti penali minorili”.