Il bullo e la farfalla

Un detenuto ci racconta una metamorfosi sbagliata, quando la violenza si traveste da forza

di Walter B.

Che un detenuto parli di bullismo è cosa assai strana! (…)
Se in palestra un ragazzo lancia una palla addosso a una ragazza è bullismo? Se un ragazzo introverso preferisce isolarsi dal “gruppo” e viene discriminato è bullismo? Se quel “gruppo” prende in giro una
ragazza o un ragazzo per il suo aspetto fisico è bullismo? Se lo stesso “gruppo” vuole imporre le sue regole agli altri è bullismo?

Ogni generazione ha incontrato questo fenomeno in diverse forme e contesti; non solo nella scuola. Sappiate che il bullismo era un atteggiamento usuale durante la naia, il servizio militare obbligatorio; il bullismo era una forma di apprendistato, di tirocinio, di insegnamento alla vita adulta. Aveva lo scopo di educare e non lasciarsi sopraffare, ad avere il controllo della situazione anzi, governarla, e a coloro che non accettavano questo tipo di addestramento spettava la punizione con le parole, con lo sberleffo umiliante, con le mani.

Qualche tempo fa il bullismo nelle scuole era diffuso soprattutto tra gli adolescenti maschi. Il giovane prepotente e spavaldo, il teppistello, lo sfrontato che voleva apparire troppo sicuro di sé era un ragazzo da imitare, tutti volevano essere suoi amici, stare dalla sua parte, appartenere a colui che “conta”. Oggi il bullismo nelle aule si è evoluto, non conosce sesso, né ostacoli.

L’uso degli smartphone travalica i muri della scuola e ti raggiunge anche a casa e in famiglia, il luogo che consideri più sicuro,
e allora ti rendi conto che l’afflizione non avrà mai termine. Poi la scuola finisce, la vita ti prende con le sue preoccupazioni, i timori, le responsabilità, l’incertezza del futuro e ti accorgi che le cose che hai imparato sono le tue sole armi con le quali affrontare una sfida aspra e difficile.

Pian piano comprendi che il vivere si basa su regole di convivenza, che possono anche non piacere, ma basate nel rispetto degli altri, di coloro che ogni giorno lottano come te, tra le mille difficoltà. Alcuni di voi sono convinti che il bullo – quel ragazzo o quella ragazza che
ha sempre creduto di essere “migliore” degli altri, di trarre il vantaggio dalle disgrazie altrui, di approfittare dei deboli, di vivere
alle spalle della società – avrà la vita facile:
basta sapersi muovere, conoscere
le persone giuste, vivere con leggerezza e si
può anche sorvolare se qualche regola
viene violata. Se poi quella regola appartiene
al Codice Penale, tanto meglio!
– me ne frego delle regole, sono
fatte per i deboli, pensa il bullo!

Lentamente egli vive una metamorfosi: da prepotente a delinquente, da crisalide a farfalla. Il bullismo non è un atteggiamento,
è uno stato mentale, come un virus ti modifica, ti plasma, ti corrode l’animo. Il bullo non ha rispetto né di sé né degli altri.
Ma il bullo sa amare? Forse sì, ma è un amore malato. La sua compagna o compagno è sempre un oggetto da sottomettere, perché è la sua natura, e se non riuscirà a farlo con le parole, ci riuscirà con la violenza.

E quando il bullo – farfalla – delinquente entrerà in carcere verrà mangiato in un attimo, perché il carcere è una palude
dove sopravvivono solo i coccodrilli; e lui coccodrillo non è, perché ha lo spirito del vigliacco.
Il bullo non è un eroe da elogiare, da emulare. Semmai ce ne fosse uno in classe, egli va accolto, accettato per quello
che è, tentando di tirargli fuori la rabbia e l’insofferenza, l’amarezza e la paura di vivere.

Convincerlo che il male può essere sconfitto, che si può guarire stando con gli altri, ognuno con le proprie differenze.
Sono proprio le differenze a farci innamorare, quelle caratteristiche che uniscono e che durano una vita intera.

*Pubblicata sul giornale della Casa circondariale di Velletri, “Voci di Ballatoio”, numero 7–marzo 2026, scaricabile da qui: Voci di ballatoio n.7-online.

I numeri di “Voci di ballatoio” finora usciti si trovano nel sito dell’associazione La Farfalla.