I dati pubblicati dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) al 31 agosto 2026 certificano una situazione di eccezionale e drammatica gravità per il sistema carcerario italiano. A livello nazionale, il numero di persone detenute ha raggiunto le 65.661 unità. Dall’inizio del 2026, la variazione della popolazione detenuta è stata di 2.162 detenuti in più, pari a una crescita del +3,3%.
Questo incremento inarrestabile ha spinto il tasso di affollamento nazionale al 142%, un valore record che rappresenta il picco più elevato registrato negli ultimi dieci anni nel nostro Paese. Per comprendere la portata di questa deriva, basti pensare che nell’ottobre 2022 (alla data di insediamento dell’attuale esecutivo) il tasso si attestava al 118%.
A fronte di questa crescita verticale della popolazione reclusa, si registra anche una contrazione della capacità ricettiva del sistema. A fine settembre 2024 (coincidente con la nomina del Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria), i posti effettivamente disponibili in tutta Italia erano 46.812; oggi, a distanza di due anni, tale disponibilità è scesa a 46.193 posti effettivamente disponibili. Si è verificata, dunque, una perdita netta di 619 posti. Nonostante le annunciate politiche di edilizia straordinaria non solo non sono stati aggiunti posti disponibili ma neppure si è riuscito a contenere il degrado e la dismissione di sezioni detentive.

La crisi strutturale del sistema è ulteriormente evidenziata da due dati di scenario.
Misure alternative inadeguate: da gennaio 2026 ad oggi, il numero di persone sottoposte a misure alternative alla detenzione o di comunità è cresciuto di sole 460 unità. Questo dato, messo a confronto con l’aumento di 2.162 detenuti in carcere nello stesso periodo, rappresenta un’ipoteca negativa per le tesi che ritengono vi possa essere una reale efficacia o espansione delle vie di esecuzione penale esterna come valvole di sfogo del sistema carcerario.
La distribuzione del sovraffollamento: su un totale di 189 istituti di pena attivi in Italia, ben 86 presentano un tasso di affollamento superiore al 150%, mentre solo 24 istituti registrano un affollamento inferiore al 100%. La condizione di sovraffollamento costituisce ormai da tempo una caratteristica sistemica e pervasiva del modello penitenziario nazionale.
Inoltre, nonostante le ripetute dichiarazioni e intenzioni manifestate da diversi esponenti politici, che hanno ripetutamente indicato tra le soluzioni prioritarie quella di far scontare le pene detentive nei paesi d’origine ai detenuti di cittadinanza non italiana, i dati reali evidenziano l’assoluta inefficacia di tali annunci.
Da un anno a questa parte, infatti, l’incidenza dei detenuti stranieri sulla popolazione carceraria complessiva rimane del tutto stabile e cristallizzata: si attesta stabilmente al 31,5% a livello nazionale e al 35,8% nel Lazio. L’assenza di variazioni significative dimostra come le dichiarazioni d’intenti non abbiano trovato alcun riscontro in accordi bilaterali o procedure esecutive concrete in grado di incidere sui flussi.

La situazione nel Lazio: l’ingresso nel “gruppo di testa” e la saturazione dei singoli istituti
Nella regione Lazio la crisi si manifesta con contorni ancor più allarmanti rispetto alla media nazionale. Al 31 agosto 2026, si è quasi raggiunta la soglia dei 7.000 detenuti presenti (le presenze a fine agosto sono 6.999 a fronte di 4.630 posti effettivamente disponibili).
Dall’inizio dell’anno 2026, la variazione del numero dei detenuti nella regione è stata di 352 unità in più, pari a una crescita del +4,5% (un ritmo notevolmente superiore rispetto al già critico +3,3% registrato a livello nazionale). Con un tasso di affollamento medio del 151%, anche il Lazio tocca il suo massimo storico da dieci anni a questa parte ed entra a far parte del ristretto e poco edificante gruppo delle sette regioni italiane che presentano tassi medi di affollamento superiori alla soglia del 150%.

L’analisi di dettaglio per singolo istituto evidenzia una situazione di emergenza diffusa.

Saturazione totale: In ben 9 istituti su 10 della regione i tassi di affollamento sono stabilmente superiori al 140% Inoltre, in due si supera addirittura il raddoppio delle presenze rispetto ai posti disponibili. Si tratta della Casa Circondariale di Latina, che registra un tasso record del 214% (165 presenti su 77 posti disponibili), e di Roma Regina Coeli, che si attesta al 201% (1.133 presenti su 563 posti disponibili). A conferma della gravità sistemica quattro istituti penitenziari del Lazio figurano nella classifica dei primi trenta istituti più sovraffollati dell’intero territorio nazionale: si tratta di Latina, Regina Coeli, Civitavecchia Nuovo Complesso (tasso del 183% con 636 presenti su 347 posti) e Rieti Nuovo Complesso (tasso del 176% con 508 presenti su 289 posti). Ad questi si affiancano altre realtà oltre il 160%, come Cassino (tasso del 177% con 159 presenti su 90 posti) Viterbo (tasso del 170% con 658 presenti su 387 posti) e Rebibbia Femminile (tasso del 162% con 369 presenti su 228 posti).
Un elemento di ulteriore e profonda preoccupazione etica e costituzionale riguarda le detenute madri con figli al seguito. Al 31 agosto 2026, si registrano in Italia 32 madri detenute con 37 figli al seguito che vivono all’interno delle strutture carcerarie. Anche in questo caso si è realizzato un notevole incremento rispetto all’inizio dell’anno quando le madri recluse erano 23 e i bambini 26.
Il Lazio non è purtroppo esente da questa triste realtà: presso la Casa circondariale femminile di Roma Rebibbia risultano recluse due madri con due bambini al seguito.

Il peso della custodia cautelare e la giustizia minorile
L’analisi delle posizioni giuridiche rivela un’ulteriore disfunzione strutturale che affligge il circuito penitenziario regionale. L’incidenza delle persone detenute in attesa di giudizio definitivo (che include gli imputati in primo grado, gli appellanti e i ricorrenti) si attesta al 23,8% a livello nazionale, mentre nel Lazio raggiunge il 30,2%. Questa differenza di oltre sei punti percentuali rende evidente che il ricorso alla custodia cautelare pesa in maniera sproporzionata in regione, rallentando il deflusso e riempiendo gli istituti penali di soggetti non ancora condannati in via definitiva.
Infine, sulla scia delle norme introdotte negli ultimi anni, il numero di minori e giovani adulti sottoposti a misure restrittive in comunità o reclusi in istituti penitenziari si conferma in costante aumento sul medio periodo, segnalando una preoccupante penalizzazione precoce dei percorsi di devianza giovanile
I dati di fine agosto 2026 confermano dunque che, in assenza di misure emergenziali di clemenza e di riforme strutturali sulla depenalizzazione e sulla reale implementazione delle misure di comunità, l’intero sistema penitenziario italiano — e quello laziale in particolare — resta in uno stato di palese e costante violazione dei diritti fondamentali e della dignità umana, aggravato da una cronica riduzione degli spazi detentivi effettivamente agibili.

