Legge dipendenze, nel Lazio solo 50-60 percorsi su duemila casi stimati

Anastasìa: "Se pure fossero cento percorsi di recupero, sarebbero un’inezia"
Il Garante dei detenuti, Stefano Anastasìa, nella sala Mechelli del Consiglio regionale del Lazio.

“Per quanto riguarda il Lazio, dati certi non ce ne sono. A livello nazionale parliamo di una stima del 25/30%, che da noi significherebbero circa 2000. Gli inserimenti finanziati a livello nazionale sono circa 500. Secondo una ripartizione per demografia penitenziaria a noi ne vengono 50-60, ma se pure fossero cento, sarebbero un’inezia”. Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa.

La legge 5 agosto 2026, n. 140, “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti”, entrata in vigore il 21 agosto, prevede uno stanziamento l’istituzione di un fondo con una dotazione pari a euro 19.436.250 annui a decorrere dall’anno 2026 e potrà quindi riguardare circa 500 persone, a fronte di una popolazione detenuta con problemi di dipendenza stimata in 20mila unità.

La nuova normativa prevede l’accesso a programmi terapeutici e socio-riabilitativi residenziali o semiresidenziali, con una valutazione giudiziaria sulla concreta efficacia del percorso rispetto al recupero della persona e alla prevenzione della recidiva. La legge istituisce inoltre una commissione centrale chiamata a elaborare linee guida e a favorire un’applicazione uniforme dei criteri sul territorio nazionale.

Secondo la diciassettesima edizione del “Libro bianco sulle droghe”, presentato lo scorso 30 giugno a Roma, al 31 dicembre 2025 le persone detenute nelle carceri italiane erano 63.499, contro le 61.861 dell’anno precedente.

Di queste:

  • 13.735 erano ristrette per il solo articolo 73 del D.P.R. 309/1990 che riguarda la produzione, traffico detenzione illeciti di sostanze stupefacenti psicotrope;
  • 1.020 per il solo articolo 74, relativo all’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze;
  • 6.807 per la violazione congiunta degli articoli 73 e 74.

Complessivamente, 21.562 persone, pari al 33,9% della popolazione detenuta, erano in carcere per violazione del Dpr 309/1990. La percentuale italiana è quasi doppia rispetto alla media europea, pari al 18%, ed è nettamente superiore anche alla media mondiale, pari al 22%.