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“E non sono pazzi”: presentato il nuovo Libro bianco sulle droghe

Continua a rappresentare uno dei principali canali di ingresso in carcere l’articolo 73 del Testo unico sugli stupefacenti che punisce la produzione, il traffico e la detenzione illecita di sostanze stupefacenti o psicotrope
Foto di gruppo, al termine della conferenza stampa in Senato.
Con due conferenze stampa, una alla Camera e una al Senato, la scorsa settimana è stata presentata la diciassettesima edizione del Libro bianco sulle droghe che traccia un bilancio delle politiche sulle sostanze del governo Meloni e analizza il pensiero e l’azione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Alfredo Mantovano.
Il Libro bianco intende riportare al centro del dibattito pubblico il rapporto tra sostanze, servizi, marginalità e carcere. Particolare attenzione è dedicata ai provvedimenti più recenti, dal secondo decreto sicurezza alla proposta delle cosiddette comunità-prigione.Il Libro bianco 2026 contiene contributi di: Stefano Anastasia, Franco Corleone, Maurizio Cianchella, Hassan Bassi, Leonardo Fiorentini, Stefano Vecchio, Caterina Pozzi, Denise Amerini, Susanna Ronconi, Peppe Brescia, Marco Cappato e Claudia Moretti, Paolo Nencini, Patrizio Gonnella.
La seconda parte del Libro bianco, approfondisce lo scenario internazionale delle politiche sulle droghe e analizza i dati europei più recenti diffusi dall’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe (Euda).

I dati in pillole

A diciassette anni dalla prima edizione del Libro bianco, i dati confermano la centralità della legislazione antidroga nel funzionamento del sistema penale e penitenziario italiano. Continua a rappresentare uno dei principali canali di ingresso in carcere l’articolo 73 del Testo unico sugli stupefacenti (Dpr 309/90) che punisce la produzione, il traffico e la detenzione illecita di sostanze stupefacenti o psicotrope con pene detentive e pecuniarie variabili in base alla gravità e alla tipologia di sostanza.

Gli effetti della legge Jervolino-Vassalli non possono più essere considerati conseguenze impreviste o collaterali: dopo trentacinque anni di applicazione, sono un elemento strutturale del modello proibizionista italiano. Secondo il Libro bianco, la decarcerizzazione passa necessariamente attraverso la decriminalizzazione delle condotte legate alla circolazione delle sostanze. Al contrario, le politiche di tolleranza zero e controllo sociale continuano a fondarsi sulla loro criminalizzazione. Le simulazioni contenute nel Libro bianco mostrano che, senza i detenuti ristretti per il solo articolo 73, il sistema penitenziario italiano non sarebbe oggi sovraffollato. Lo stesso avverrebbe escludendo dal calcolo le persone detenute certificate come tossicodipendenti. Si tratta di simulazioni indicative, che rendono però evidente il peso decisivo della legislazione antidroga e della mancata presa in carico territoriale delle dipendenze. 

Dopo quattro anni consecutivi di crescita, nel 2025 diminuiscono gli ingressi complessivi in carcere del 3,4%. Calano anche gli ingressi per violazione dell’articolo 73 del Testo unico: sono 10.784 su 42.005, pari al 25,7% del totale. La riduzione percentuale rispetto al 2024 è tuttavia minima: l’anno precedente erano il 25,8%. In altre parole, ancora oggi più di un ingresso in carcere su quattro è legato alla normativa sulle droghe.

Al 31 dicembre 2025 le persone detenute nelle carceri italiane erano 63.499, contro le 61.861 dell’anno precedente.

Di queste:

  • 13.735 erano ristrette per il solo articolo 73;
  • 6.807 per la violazione congiunta degli articoli 73 e 74;
  • 1.020 per il solo articolo 74, relativo all’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze.

Complessivamente, 21.562 persone, pari al 33,9% della popolazione detenuta, erano in carcere per violazione del Dpr 309/1990. La percentuale italiana è quasi doppia rispetto alla media europea, pari al 18%, ed è nettamente superiore anche alla media mondiale, pari al 22%.

Sempre più persone tossicodipendenti in carcere

Continua a crescere, sia in termini assoluti sia percentuali, il numero delle persone detenute definite e certificate come tossicodipendenti. Nel 2025 sono state 17.308, pari al 41,2%, le persone tossicodipendenti entrate in carcere. Al 31 dicembre erano presenti negli istituti penitenziari italiani 20.767 detenuti certificati tossicodipendenti, pari al 32,7% del totale. Per il terzo anno consecutivo viene raggiunto un nuovo massimo: dal 2006 non erano mai stati così numerosi.

Pur in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente, i dati dei tribunali mostrano l’enorme peso della normativa antidroga sul sistema giudiziario.

Al 31 dicembre 2025 risultavano coinvolte in procedimenti penali pendenti:

  • 156.179 persone per violazione dell’articolo 73;
  • 46.001 persone per violazione dell’articolo 74.

Nel complesso sono dunque oltre 202.000 le persone coinvolte in procedimenti pendenti per i due principali reati previsti dal Testo Unico sugli stupefacenti. Il 77,2% è coinvolto in procedimenti per articolo 73.

La crescita non riguarda soltanto il carcere. Continua ad ampliarsi anche l’area del controllo penale esterno. Al 31 dicembre 2025 erano 99.447 le persone in carico per misure alternative, pene e sanzioni sostitutive, misure e sanzioni di comunità, messa alla prova e misure di sicurezza. Sono quasi 6.000 in più rispetto al 2024, con un aumento del 6,4%. Le misure alternative dovrebbero rappresentare uno strumento essenziale per limitare il ricorso alla detenzione. Tuttavia, in un sistema che non riduce gli ingressi nell’area penale, rischiano semplicemente di affiancarsi al carcere invece di sostituirlo, ampliando ulteriormente il numero delle persone sottoposte a controllo. Sommando carcere e area penale esterna, il sistema a fine 2025 coinvolge oltre 160.000 persone.

I dati sulle segnalazioni amministrative si consolidano molto lentamente e devono quindi essere letti con cautela. Per il 2025 risultano al momento registrate 39.188 segnalazioni per detenzione di sostanze destinate all’uso personale. Di queste, 12.062, circa il 31%, si sono concluse con una sanzione amministrativa. Le conseguenze più frequenti sono la sospensione, o il divieto di conseguire, la patente e il passaporto. Tali sanzioni vengono applicate anche in assenza di uno specifico comportamento pericoloso da parte della persona segnalata.

LA REPRESSIONE DEL CONSUMO COLPISCE SOPRATTUTTO LA CANNABIS

La repressione amministrativa continua a concentrarsi prevalentemente sulle persone che usano cannabis.

Nel 2025:

  • il 77,4% delle segnalazioni ha riguardato la cannabis;
  • il 17% la cocaina;
  • il 2% l’eroina;
  • le altre sostanze hanno avuto un’incidenza residuale.

Dal 1990 è stata superata la soglia di un milione e mezzo di persone segnalate per detenzione di droghe a uso personale. Circa 1,1 milioni delle segnalazioni hanno riguardato derivati della cannabis.

3.564 minori segnalati: il 97,1% per cannabis

Nel 2025 sono stati segnalati 3.564 minorenni. La quasi totalità, il 97,1%, è stata segnalata per cannabis. Migliaia di adolescenti entrano così in un percorso amministrativo e sanzionatorio che produce stigma e può avere conseguenze desocializzanti e controproducenti. La presunta funzione terapeutica della segnalazione al prefetto è ormai quasi scomparsa. Solo 412 persone sono state invitate a presentare un programma di trattamento sociosanitario, contro le 3.008 del 2007. Anche gli inviti a rivolgersi ai SerD continuano a diminuire e nel 2025 sono stati 3.268. Il sistema appare quindi sempre meno orientato alla salute e sempre più concentrato sulla sanzione.

Le proposte di riforma

In appendice il Libro bianco raccoglie le principali proposte legislative promosse dalla società civile per superare l’attuale modello proibizionista. Tra queste: la depenalizzazione del consumo, la riforma del Testo unico sugli stupefacenti, il rafforzamento delle misure alternative e della riduzione del danno, la regolamentazione legale della cannabis e la depenalizzazione della coltivazione per uso personale e in forma associata. 

L’intervento di Franco Corleone,