Fiero sopravvissuto come padre negato

Mi chiamo Antonio,

sono nato a North York, in Canada il 11-09-1977. Ho 48 anni. La mia famiglia è composta da mio padre Paolo, da mia madre Palmina, mia sorella Nancy e mio figlio Giulio, di diciassette anni.

È la prima volta in carcere. Un’esperienza che fa capire le vere difficoltà della vita. Rispecchia ed esterna pensieri e sentimenti che fanno riflettere sugli errori compiuti. Da dodici anni sono separato e diviso da mio figlio. Ho vissuto in prima persona la negazione parentale con tante difficoltà a causa dall’orgoglio che mi ha portato a compiere taluni errori nei loro confronti. La conseguenza è stata di avere un figlio che non è cresciuto con suo padre, ma con un altro uomo voluto dalla madre. Posso essere fiero di come sono riuscito a sopravvivere da padre negato. Nei periodi estivi ho lavorato a Roma come accompagnatore di turisti provenienti da diverse parti
del mondo, e nel periodo invernale ho svolto lavori di ristrutturazione per i beni architettonici, chiese, monasteri etc.

Sono un Italo Canadese. All’età di cinque anni mi sono trasferito con la mia famiglia in Italia, nella città di Isola del Liri, dove ho frequentato le scuole elementari, medie e il liceo classico nell’Abbazia di Casamari, luogo dei ricordi ed amici unici. Dopo la maturità classica ho deciso di ritornare in Canada dove ho avuto l’opportunità di studiare e lavorare nello stesso tempo.

Ritengo di essere molto fortunato per aver scoperto due mondi. L’indipendenza economica e intellettuale mi ha consentito di rispondere con successo alle responsabilità affidatemi dai miei genitori. In carcere ho maturato un concetto dei valori della vita, scoprendo che quello più importante per ogni persona è la libertà. Nel corso dello studio sul valore della libertà attraverso la storia e l’insegnamento dei padri fondatori della nostra democrazia, mi sono reso conto che anche loro hanno subito ingiustizie, ma sono stati capaci di risollevarsi così da donare una visione più equa dell’esistenza in modo che tutta l’umanità ne possa gioire. Oggi dobbiamo riconsiderare questo valore, visto che si è perso nei social, con le false illusioni e l’assenza di un costruttivo pensiero politico. Un barlume di speranza si è acceso con il Giubileo, che si è concluso con la chiusura della Porta Santa presso la chiesa di Rebibbia. Un messaggio di fede rivolto a tutti, anche a coloro che hanno avuto le mie stesse difficoltà.

Il mio pensiero va ai tanti morti in carcere per diffondere la fede in una società che sembra sorda e cieca, che ascolti le volontà di nostro Signore e conceda un atto di clemenza per tornare a vivere.

*Pubblicata sul giornale della Casa circondariale di Velletri, “Voci di Ballatoio”, numero 7–settembre 2025, scaricabile da qui: Voci di ballatoio n.7-online.

I numeri di “Voci di ballatoio” finora usciti si trovano nel sito dell’associazione La Farfalla.