“Il sovraffollamento è anche qui tra i problemi principali, in edifici totalmente da ristrutturare. A cominciare dall’accoglienza delle nuove giunte che viene effettuata nell’ex infermeria e al primo piano della sezione Camerotti, dove abbiamo visto anche quattro o cinque detenute in stanze di detenzione pensate per ospitarne tre al massimo. Gravissimo anche in questo istituto penitenziario il problema delle traduzioni per motivi sanitari: benché programmate e puntualmente prenotate dall’area sanitaria che fa il possibile, le visite specialistiche e gli accertamenti sanitari all’esterno spesso saltano, a causa degli ormai stranoti problemi organizzativi dell’amministrazione penitenzia riscontrati in altri istituti. Inoltre, anche qui si lamentano carenze di organico nella Polizia penitenziaria, in quanto oltre 60 unità di personale sarebbero in distacco altrove”.

La Garante Calderone e il Garante Anastasìa all’ingresso della Casa circondariale femminile di Roma Rebibbia, in occasione della visita di monitoraggio del 26 marzo 2026.
Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, al termine della visita di monitoraggio con la Garante dei diritti delle persone private della libertà di Roma Capitale, Valentina Calderone, alla Casa circondariale femminile di Roma Rebibbia, “Germana Stefanini”, svoltasi giovedì 26 marzo.
Con una capienza regolamentare di 272 posti, 235 posti effettivamente disponibili e 368 detenute presenti, il carcere femminile di Rebibbia è il più grande carcere femminile del Paese e uno dei più sovraffollati del Lazio, con un tasso di affollamento del 157%. Alla visita di monitoraggio dei Garanti e dei loro staff ha partecipato anche il consigliere regionale Valerio Novelli, membro dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Lazio. La direttrice dell’istituto, Nadia Fontana, e dal vicedirettore, Mario Silla, hanno accolto la delegazione.
Tra le problematiche evidenziate dalla direzione, la mancanza di strumenti adeguati, in presenza di numerose detenute con problemi di salute mentale, di tossicodipendenza che dovrebbero essere curate altrove, stare in Rems o in case famiglia, e che invece devono essere sorvegliate a vista, per prevenire atti di autolesionismo e il rischio suicidario, con tutto ciò che ciò comporta in termini di impiego di personale di sorveglianza e di eventuali danneggiamenti.
Accompagnata nella visita dal comandante della Polizia penitenziaria, Tommaso Marghella, e dal suo vice, Giovanni Passaro, la delegazione dei Garanti ha visitato innanzi tutto l’area trattamentale, il laboratorio di cucina dell’istituto alberghiero “Vespucci”, le aule, per poi passare al primo dei tre piani della sezione “Camerotti”, dove le detenute si trovano anche in cinque nelle stanze chiuse che si affacciano sul ballatoio, con bagno senza doccia, acqua calda e senza bidet. Alcune di loro hanno riferito che vengono accompagnate nell’area verde all’esterno, dove non trascorrono più di un’ora all’aria ogni giorno. Diversa la situazione nel secondo e terzo piano della sezione “Camerotti”, dove le stanze invece sono aperte e le detenute possono recarsi nelle stanze della socialità ivi presenti.
Due mamme e tre bimbi nella sezione Nido

Una foto (d’archivio) scattata da Francesca Pompei nel carcere femminile di Rebibbia.
La delegazione si è poi recata nella sezione Nido, destinata alle madri con figli fino a tre anni di età, dove al momento della visita erano presenti due madri e tre bambini nella sala giochi, e nella sezione Zeta, destinata alle detenute congiunte di collaboratori della giustizia, dove erano presenti sette detenute, e nella sezione Orchidea, destinata alle detenute lavoranti in art. 21 intramurario. Nell’infermeria i Garanti hanno incontrato il responsabile dell’area sanitaria, Matteo Pascucci, e il personale sanitario in servizio al momento della visita: è stato evidenziato che gli appuntamenti per accertamenti e le visite nelle strutture sanitarie all’esterno del carcere vengono fissati, ma spesso saltano, perché non è disponibile la scorta del nucleo traduzioni della Polizia penitenziaria. Nell’infermeria erano presenti quattro detenute sorvegliate a vista e alcune stanze inagibili, perché gravemente danneggiate.
I Garanti hanno poi visitato i locali della nuova Articolazione per la tutela della salute mentale (Atsm), arredati e pronti all’uso ma non ancora utilizzati, la sezione Cellulare, che ospita detenute in regime media sicurezza, la sezione Alta sicurezza e, infine, le sale colloqui.