Penso alla mia famiglia e ai problemi che deve affrontare in mia assenza

Mi chiamo Gaetano P.,


sono nato a Castellammare del Golfo (TP) l’08/09/1970. Vivo con la mia compagna Veronica e i miei figli. Oggi la mia vita mi fa sentire inutile. Penso continuamente agli sbagli che ho commesso in passato, che sono la causa della mia detenzione. Dentro il carcere il tempo non passa mai, e i miei pensieri sono rivolti esclusivamente alla mia famiglia e ai continui problemi che deve affrontare in mia assenza. Veronica è una grande donna: ha dimostrato di essere una madre di famiglia straordinaria e, nel momento del bisogno, mi è rimasta accanto, oltre a prendersi cura di tutto ciò che riguarda l’andamento familiare. Vorrei trovare un modo per ringraziarla di tutto quello che sta facendo; vorrei poter tornare indietro per non costringerla a vivere questo tormento. Non trovo parole abbastanza forti per scusarmi dei disagi che le ho causato. Posso solo dirle che la amo e che la ringrazio di esistere.
Vorrei anche approfittare di questo momento buio per lanciare un messaggio ai miei figli e a tutti i ragazzi del mondo: vivete la vostra vita con attenzione, evitando gli sbagli. Nessuno è perfetto, ma a volte un errore può costare ciò
che di più prezioso abbiamo: la libertà. Non perdete mai questo dono inestimabile.

Ho vissuto con la mia famiglia in Sicilia, a Castellammare del Golfo, fino all’età di quattordici anni. All’epoca erano già due anni che mio padre era venuto a mancare. Sentivo il bisogno di rendermi utile, così chiesi a mia madre di poter andare a Roma, dove viveva uno dei miei fratelli. Lei, saggiamente, mi rispose che ero ancora troppo piccolo per affrontare la vita, anche se io vedevo in mio fratello una figura paterna. Un’estate, quando mio fratello venne in vacanza da noi, colsi l’occasione per rinnovare la mia richiesta di seguirlo a Roma. Questa volta mia madre accettò. Partii con lui il 25/08/1985 e, arrivato a Roma, mi sentii perso: nulla era come lo avevo immaginato. Trovai lavoro presso un’azienda agricola e lo svolgevo con entusiasmo, perché era lo stesso tipo di attività che praticavo nel mio paese. Tuttavia non ero pronto ad affrontare le difficoltà della vita. Dopo poco tempo nacquero dei disaccordi  anche con mio fratello, tanto da spingermi a staccarmi da lui per vivere la mia vita senza dover rendere conto a nessuno. Ho proseguito il mio cammino: ho incontrato quella che credevo fosse la donna della mia vita, ma anche con lei sono sorti contrasti che ci hanno portato a separarci. Nonostante ciò, mai ci sono stati disaccordi riguardo ai nostri figli.

Da quando ho lasciato la mia amata Sicilia sono passati quarant’anni. In questo lungo percorso sono riuscito a incontrare la mia vera
anima gemella, con la quale convivendo sono nati i miei figli. La nostra vita è andata avanti, fino ad arrivare a questo momento buio che ci
ha separati. Devo affrontare una pena di quattro anni, ma grazie alla mia compagna e ai miei figli, che mi sono rimasti accanto, cercherò di vivere la detenzione nel modo più corretto possibile, per poter tornare al più presto a casa da loro, che amo profondamente. Sono certo di non ricadere più in nulla che possa allontanarmi dalla mia vita e dai miei amori.

Pubblicato sul giornale della Casa circondariale di Velletri, “Voci di Ballatoio”, numero 5 –settembre 2025, scaricabile da qui: Voci di ballatoio n. 5 online (1)

I numeri di “Voci di ballatoio” finora usciti si trovano nel sito dell’associazione La Farfalla.