Poesie dal Carcere. Presentati alla Regione Lazio due libri di poesie scritte dai detenuti di Civitavecchia

Il vicepresidente del Consiglio regionale, Cangemi, il consigliere Marotta e il Garante Anastasìa intervengono all'iniziativa promossa dall'Università degli Studi Internazionali di Roma – Unintalla presentazione in Sala Tevere
Il Garante Anastasìa e la direttrice degli istituti penitenziari di Civitavecchia, Anna Angeletti.

Nell’ambito del progetto Libera/mente, promosso dall’Università degli Studi Internazionali di Roma – Unint in collaborazione con la Casa Circondariale di Civitavecchia, sono stati presentati presso la Sala Tevere della Regione Lazio i volumi di poesie “Parole di pace e libertà” e “Parole di speranza” scritte dai detenuti, testi che evidenziano il ruolo riabilitativo della poesia nel contesto carcerario.

Il progetto Libera/mente è frutto di tre anni di incontri tra professori universitari e detenuti. Questi appuntamenti si sono focalizzati sulla lettura e scrittura poetica, e i partecipanti sono stati invitati, per stimolare ricordi e apertura emotiva, a scrivere poesie nella loro lingua d’origine poi tradotte da docenti e ricercatori Unint. La poesia ha agito come ponte verso l’interiorità, promuovendo resilienza e speranza per il reinserimento sociale.

L’incontro è iniziato con l’intervento di Giuseppe Emanuele Cangemi, vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio: “Siamo qui, in questa prestigiosa sala dell’edificio della Regione, perché riconosciamo il grande valore di questo lavoro, che offre una seconda chance ai detenuti. Grazie per quello che fate”.

 

Da sinistra: il consigliere Marotta, Il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Cangemi, e il Garante Anastasìa, durante la presentazione dei libri di poesie dei detenuti di Civitavecchia, nella Sala Tevere della Regione Lazio.

Claudio Marotta, Consigliere regionale, ha aggiunto che “è un orgoglio ospitare questo evento. Questo progetto è inserito nel desiderio di una società più giusta e inclusiva, e contribuisce a crearla. Voi seminate semi di speranza”.

Anche Stefano Anastasia, Garante dei detenuti del Lazio, ha elogiato l’iniziativa: “Grazie per l’attenzione al mondo carcerario, un mondo che in realtà necessita di un impegno ancora più esteso. Il vostro lavoro aiuta a superare una delle difficoltà maggiori in carcere, quella di riuscire ad esprimere i propri sentimenti. E a farlo in modo positivo, così che non si trasformino in rancore”.

Anna Angeletti, Direttrice della Casa Circondariale di Civitavecchia, ha detto con decisione che “il carcere non è affatto la ‘casa dei morti’, come lo definiva Dostoevskij, ma è un mondo vivo e di vivi. L’Unint ha dato voce a questa vitalità attraverso la poesia, che diventa parola di pace, libertà e speranza. Perché la mente non può essere rinchiusa tra quattro mura”

“L’università è spazio di incontro, di ascolto, di responsabilità sociale” ha spiegato Fabio Bisogni, Presidente del CdA Unint. “Oggi non presentiamo solo libri, ma diamo spazio a voci che rappresentano desideri di vita e di rispetto. Grazie ai detenuti per essersi messi in gioco. Pace, libertà e speranza non sono concetti astratti nelle poesie dei detenuti, perché espressi da parole abitate, attraversate dall’esperienza, dalla fragilità, dal desiderio di riscatto. Come dice una strofa di una delle poesie: ‘Dunque un caso disperato è in realtà un caso di speranza’”.

Mariagrazia Russo, Rettrice dell’Unint, ha ricordato come sono nati questi volumi di poesie: “Non siamo entrati nelle carceri per ergerci come maestri, ma per metterci a nudo, per camminare insieme a chi avevamo davanti, e la poesia ne è stato lo strumento, è stata la nostra alleata. Non siamo andati per giudicare ma ci siamo lasciati interrogare”.

L’intervento di Mariagrazia Russo, Rettrice dell’Unint.