Mi chiamo Simone,
ho 42 anni e sono cresciuto senza una famiglia unita. Dall’età di 13 anni fino ai 18 ho vissuto con mia nonna. Sono ormai 16 anni che mi trovo in carcere. Oggi sono anche padre di una meravigliosa bambina di 8 anni, nata nel 2016, quando mi trovavo agli arresti domiciliari. Per me, da allora, sono cambiate molte cose: è cambiato il modo di ragionare, il modo di affrontare la vita.
Se posso evitare un problema, ora lo evito. Dieci anni fa, invece, non facevo altro che litigare ogni giorno. Adesso voglio solo finire la mia condanna in pace con tutti.
Non è facile: sono cambiati i detenuti, non ci sono più regole e, soprattutto, non c’è più il rispetto che c’era un tempo. Ho una figlia piccola che non vede l’ora che io torni a casa, e per questo oggi vivere in carcere è per me ancora più duro. Così ho deciso di passare
le giornate nella mia stanza, disegnando e pensando solo a lei, aspettando il giorno in cui potrò riabbracciarla. Sto scontando una condanna a vent’anni di reclusione.
La mia famiglia si è divisa quando avevo circa 13 anni: mio padre finì in carcere, con una pena di ventisette anni da scontare, e mia madre se ne andò via di casa, risposandosi con un’altra persona. Da lì è iniziato il mio cammino sbagliato: mi sono ritrovato accanto
a persone più grandi di me, che piano piano mi hanno trascinato nel mondo della criminalità. Spacciavo, sparavo a chi mancava di rispetto o non pagava i debiti, e venivo rispettato solo perché incutevo paura.
In carcere conobbi un boss — di cui non posso fare il nome — che, una volta uscito, mi portò con sé a Catanzaro, facendomi diventare il suo “figlioccio”. Da allora non fui più il Simone di una volta, ma solo un criminale spietato. Poi finii di nuovo in carcere, con quasi un ergastolo da scontare, che ancora oggi sto pagando. Un giorno, tramite il telegiornale, venni a sapere che quel boss era stato ucciso.
In quel momento capii che, se non avessi cambiato vita, presto anch’io avrei fatto la stessa fine. Quando mi concessero i domiciliari, nacque mia figlia — e da lì la mia vita è cambiata.
*Pubblicato sul giornale della Casa circondariale di Velletri, “Voci di Ballatoio”, numero 6–settembre 2025, scaricabile da qui: Voci di ballatoio n.6_online (1)
I numeri di “Voci di ballatoio” finora usciti si trovano nel sito dell’associazione La Farfalla.