Le delegazioni dell’Alleanza a Roma visitano Regina Coeli e Rebibbia Femminile

Anastasìa: "Detenuti all'aria aperta quando il sole picchia proprio nei cortili di Regina Coeli"
La delegazione dell'Alleanza all'ingresso della Casa circondariale di Rebibbia femminile.

“I detenuti hanno la possibilità di trascorrere all’aria aperta due ore la mattina e due il pomeriggio, dalle 13 alle 15, quando il sole picchia proprio nei cortili di Regina Coeli. Queste disposizioni possono essere mutate spostando l’ora d’aria dopo le 17. Inoltre, il personale di un istituto penitenziario non è calcolato sulla base del sovraffollamento ma sulla base della capienza regolamentare: con il doppio delle presenze è più difficile prestare attenzione ai bisogni delle persone”. Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, al termine della visita  alla Casa circondariale di Regina Coeli dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione. Alla delegazione hanno partecipato, tra gli altri, il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, l’assessora alla Scuola di Roma Capitale, Claudia Pratelli, il coordinatore di Cnca Hassan Bassi, l’attore Pietro Sermonti.

Ad accompagnarli nella visita la direttrice dell’istituto penitenziario, Claudia Clementi, e il comandante della Polizia penitenziaria, Francesco Salemi, la capo area educativa, Elena D’Angelo. La delegazione ha visitato la seconda sezione, il cosiddetto “Repartino”, una struttura di secondo livello di osservazione, dove cono presenti detenuti in condizione di fragilità, accolta dalla dirigente della Uos Salute mentale e dipendenze in ambito penale della Asl Roma 1, Adele Di Stefano.

La delegazione ha inoltre visitato tutti i piani della sesta e della settima sezione, incontrando alcuni detenuti, e si è affacciata alla “storica” terza sezione dell’istituto, quella in cui sono stati rinchiusi Sandro Pertini, Giuseppe Saragat, don Pietro Pappagallo e da cui fu prelevata la maggior parte degli uomini uccisi dalle SS nell’eccidio delle Fosse Ardeatine, ma è anche la sezione che ha il più alto tasso di affollamento. La delegazione ha incontrato anche il responsabile della Asl Roma 1 per il carcere, Luigi Persico, responsabile del Sai (Servizio assistenza integrata),l’ospedale interno in grado di ospitare fino a 78 degenti.

A Regina Coeli sono presenti detenuti di 108 nazionalità, circa il 60 per cento sono stranieri. Da qualche mese è presente una percentuale importante di giovani/giovanissimi (dai 18 ai 25 anni), provenienti sia dagli Ipm e trasferiti per ordine e sicurezza, sia provenienti dalla libertà.

La Garante Calderone: “Le informazioni sbagliate esasperano la popolazione detenuta”

Mentre Anastasìa partecipava alla visita dell’Alleanza a Regina Coeli, la Garante di Roma Capitale, Valentina Calderone visitava Rebibbia femminile.

“Siamo alle solite – ha scritto Calderone sul suo profilo Fb, al termine della visita – Una ragazzina di 18 anni con l’ADHD, una signora con una sacca per stomia che deve essere aiutata dalle compagne di cella, donne che da giorni dormono senza cuscino. Potrei continuare, quasi mi annoio da sola, c’è però un episodio che voglio raccontare. Nella sezione di alta sicurezza 2, una donna molto nota e che conosco ormai da anni, mi dice che le hanno rigettato la richiesta di inviare mail alle persone con cui fa i colloqui e le telefonate. La donna usa la posta elettronica per l’università, ma per i proprio cari le hanno detto che non può. Davanti a me, una ispettrice le ha detto che c’è una circolare del Dap che vieta alle persone in AS2 di scrivere le mail”.

“Visto che non mi risultava – ha proseguito Calderone -, sono andata a chiedere spiegazioni e in effetti questa circolare non esiste. Se ne ricavano almeno un paio di lezioni. Lezione n. 1: la quantità di informazioni sbagliate che il carcere veicola al proprio interno è uno dei problemi che esaspera maggiormente la popolazione detenuta, che già di motivi per lamentarsi ne ha in abbondanza. Lezione n. 2: il Dap fa e disfa a suo piacimento – come per esempio decidere che i materassi per terra vanno bene, salvo poi ritirare la circolare per un ‘refuso’ – dispone in maniera arbitraria quello che può essere concesso oppure no, in base a non si sa bene quale principio. Questa donna può chiamare, videochiamare, fare i colloqui visivi, spedire lettere per posta e non è sottoposta ad alcuna censura della corrispondenza. Ma non può mandare e-mail. Il mio lavoro – ha concluso Calderone – mi costringe molto spesso a cercare spiegazioni per le assurdità che sento ogni giorno, ma questo è solo ed esclusivamente accanimento. Non è proprio possibile vederci nient’altro”.

La delegazione dell’Alleanza, al termine della visita al carcere romano di Regina Coeli.