Vitto e sopravvitto a Rebibbia, celebrata la prima udienza del processo

Costituiti parte civile il Garante del Lazio, la Garante di Roma Capitale e il ministero della Giustizia. Prossima udienza: 2 dicembre
Milano, 2 ottobre 2006 - Carcere di Bollate - Il passaggio del carrello per la cena (Foto di Francesco Cocco/Contrasto)

Si è svolta oggi davanti al Tribunale di Roma, in composizione monocratica, la prima udienza del procedimento penale relativo alla gestione dei servizi di vitto e sopravvitto nella Casa circondariale di Rebibbia.

Nel procedimento si sono costituiti parte civile il Ministero della Giustizia, il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, e la Garante di Roma Capitale, Valentina Calderone. Alla prima udienza erano presenti Valentina Calderone e l’avvocata Simona Filippi, che assiste i due Garanti; assenti gli imputati e i loro legali.

Il giudice ha disposto il rinvio del procedimento alla prossima udienza, fissata per il 2 dicembre 2026.

La vicenda trae origine da un esposto presentato nel 2023 dall’allora Garante delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, Gabriella Stramaccioni, in relazione alla qualità dei servizi di vitto (la somministrazione dei tre pasti giornalieri regolati da tabelle ministeriali ex art. 9, comma 4, OP) e di sopravvitto (la vendita interna di generi alimentari e beni vari) erogati negli istituti penitenziari romani. A seguito degli accertamenti delegati dalla Procura della Repubblica di Roma al nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza, l’amministratore e un socio della società affidataria del servizio presso Rebibbia sono stati rinviati a giudizio.

Secondo l’impostazione accusatoria, agli imputati è contestato il reato di frode nelle pubbliche forniture per avere, in concorso tra loro, fornito alimenti di qualità inferiore rispetto a quanto previsto dai capitolati di gara e dalle tabelle ministeriali di riferimento. Le indagini preliminari hanno preso in esame, tra gli altri elementi, le relazioni ispettive, gli accertamenti tecnici sui prodotti distribuiti, le attività di intercettazione, le perquisizioni e le segnalazioni provenienti dalle persone detenute.

Sia la Garante di Roma Capitale sia il Garante regionale seguono da tempo la vicenda con attenzione, soprattutto in ragione delle possibili ricadute sui diritti fondamentali delle persone detenute e sulla qualità dei servizi essenziali garantiti all’interno degli istituti penitenziari.