«Io credo che noi dovremmo avere il coraggio di pensare al fatto che l’esecuzione penale possa andare nella responsabilità degli enti territoriali». È la proposta lanciata dal Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, intervenuto al convegno “Carcere e spazio urbano. La città e le istituzioni penitenziarie”, svoltosi giovedì 1 ottobre
L’iniziativa promossa dalla Città metropolitana di Roma Capitale ed è stata introdotta dall’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Maurizio Veloccia, e dalla consigliera delegata al Bilancio e al patrimonio della Città metropolitana di Roma Capitale, Cristina Michetelli.

Secondo Anastasìa, intervistato dalla consigliera metropolitana Maria Pappatà, occorre immaginare una responsabilità diretta di Regioni ed enti locali nella gestione dell’esecuzione penale delle persone detenute per reati comuni, ferma restando la competenza statale per la criminalità organizzata e i circuiti detentivi che richiedono particolari livelli di sicurezza. «Mettiamo da parte la grande criminalità organizzata, che già ora ha una gestione dal punto di vista ministeriale accentrata e che è legittimo che abbia delle attenzioni particolari», ha spiegato.
Per il Garante, l’articolo 27 della Costituzione individua una «responsabilità repubblicana» che non riguarda esclusivamente il ministero della Giustizia, ma coinvolge l’intero sistema delle istituzioni pubbliche, dagli enti territoriali al Servizio sanitario nazionale, fino alla scuola e al mondo dell’associazionismo. «I comuni e gli enti locali devono rivendicare la loro competenza e far pesare la loro voce nell’interlocuzione con il ministero della Giustizia, non come ospiti che portano servizi, ma come attori dell’articolo 27 della Costituzione», ha affermato.

Un momento del panel “Il confine tra città detenzione”: interviene Franco Corleone.