Le associazioni in assemblea invocano diritti, clemenza, umanità per le carceri italiane

Si è discusso del sovraffollamento, delle condizioni di vita degradate, dell’isolamento dal territorio e della difficoltà di garantire diritti, percorsi di cura, lavoro e reinserimento
L'intervento introduttivo di Mauro Palma.

Si è svolta venerdì 6 febbraio a Roma l’assemblea della associazioni di volontariato impegnate nella carceri italiane. Le parole chiave dell’assemblea sono state diritti, clemenza e umanità.

Caterina Pozzi, presidente del Coordinamento nazionale delle comunità accoglienti – Cnca, ha aperto il lavori, sottolineando che la condizione delle carceri riguarda tutta la società e richiede un confronto tra volontariato, Terzo settore, operatori, garanti dei diritti dei detenuti, cittadini e istituzioni. Pozzi ha inoltre ricordato che, nonostante gli appelli di papa Francesco e papa Leone XIV e le dichiarazioni di alte cariche istituzionali, non sono stati adottati interventi concreti, e il sistema si sta chiudendo ulteriormente.

“Così come il sovraffollamento non è causato dal destino, le condizioni di vita degradate non sono esito di qualcosa che non ha responsabilità, ma è il frutto di scelte politiche scellerate. Abbiamo trasformato il carcere in una condizione di ordine pubblico e non in una comunità che assicura i diritti”, ha detto Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, durante il suo intervento. Secondo Gonnella, “si è approfittati della nostra frammentazione”.

Alcune foto dell’assemblea che si è svolta in un’aula dell’università Roma Tre, nei pressi di Piazza Vittorio Emanuele II a Roma.

“Con la giornata di oggi – ha proseguito il presidente di Antigone – stiamo costruendo le premesse per una grande alleanza costituzionale. La questione del carcere è una questione di democrazia. Il punto di partenza è che, ognuno con i propri ruoli, dai garanti alle scuole, dalle cooperative alle università, abbiamo la consapevolezza che siamo per la legalità costituzionale: quando la legalità costituzionale viene violata dalle istituzioni siamo noi la legalità costituzionale”.

Si è discusso del sovraffollamento, che coinvolge anche gli istituti per minorenni, delle condizioni di vita degradate, dell’isolamento dal territorio e della difficoltà di garantire diritti, percorsi di cura, lavoro e reinserimento. Questi problemi colpiscono sia le persone detenute, soprattutto le più vulnerabili, sia il personale penitenziario, inclusi operatori sanitari e socio-assistenziali, che operano in condizioni di burnout. Attualmente ci sono 63.734 detenuti, una cifra stabile rispetto al 2013, anno della sentenza Torreggiani, ma aumentano i reati e i decreti sicurezza, aggravando la crisi del sistema carcerario, con celle con bagni aperti e condizioni che minano la dignità di tutti.

Pozzi ha richiamato le istituzioni affinché assumano posizioni decisive e ha sottolineato che la dignità in carcere riguarda anche agenti e educatori. Gonnella ha ricordato che le condizioni disumane sono il risultato di scelte politiche sbagliate, e che la questione carceraria è un tema di democrazia: è necessario creare le basi per una grande alleanza costituzionale, perché la violazione della legalità deve essere contrastata da tutti i soggetti, dai garanti alle università.

L’ex presidente del Garante nazionale delle persone detenute, Mauro Palma, ha richiamato l’importanza delle parole clemenza e comprensione, evocando l’articolo 79 della Costituzione che prevede, appunto, l’amnistia e l’indulto. Peraltro, anche secondo l’ex Capo del Dap, Carlo Renoldi, che ha parlato da remoto, un intervento di clemenza non è più rinviabile.

L’intervento della Garante delle persone detenute della provincia di Potenza, Carmen D’Anzi.

Il portavoce della Conferenza nazionale garanti territoriali, il Garante campano Samuele Ciambriello,  ha evidenziato che negli ultimi tre anni la popolazione detenuta è aumentata di 7mila unità, e ha indicato la necessità di misure emergenziali, come indulti, pene alternative, e di riformare gli spazi per favorire incontri in intimità, un diritto riconosciuto da una sentenza della Corte costituzionale che ha appena compiuto due anni. La questione degli spazi risulta ancora irrisolta, e le visite intime sono rarissime.

La necessità di un potenziamento della sanità penitenziaria è stato evidenziato da Antonio Chiacchio, direttore sanitario della UOC Salute Penitenziaria di Rebibbia, che ha parlato di una Casa della Salute in fase di realizzazione a Rebibbia, e di come il personale sanitario e gli agenti siano insufficienti per le esigenze di trasferimento dei detenuti che devono recarsi a sottoporsi a visite specialistiche fuori dagli istituti penitenziari.

Tra gli altri, sono inoltre intervenuti: il deputato Riccardo Magi , ricordando le proposte di legge in materia di riforma del carcere, attualmente in discussione in Parlamento; Carmelo Cantone, ex-vice capo DAP e provveditore Lazio, Abruzzo e Molise; Denise Amerini, Cgil; Franco Corleone, Società della Ragione; Carmen D’Anzi, Garante delle persone detenute della provincia di Potenza; Sofia Ciuffoletti, Garante del Comune di San Gimignano; Mariangela Perito, responsabile nazionale del Coordinamento donne associazioni cristiane lavoratori italiane-Acli; la regista Francesca Tricarico, artefice della compagnia Le Donne del Muro Alto; Sara Bauli, Arci Solidarietà Viterbo.

L’assemblea è stata promossa da numerose organizzazioni, tra cui A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-Cnvg, Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti-Cnca, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, Movimento di Volontariato Italiano-Movi, Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti.