“Nonostante l’assistenza sanitaria interna sia di tutto rispetto, sia per strutture che per personale, resta il problema delle visite specialistiche e degli accertamenti diagnostici da effettuarsi all’esterno: nel 2025 su 1219 richieste, 554 visite non sono state effettuate, a causa delle difficoltà dell’amministrazione penitenziaria nel garantire le traduzioni presso i presidi sanitari territoriali”. Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, e la Garante dei diritti delle persone private della libertà di Roma Capitale, Valentina Calderone, al termine dell’approfondita visita di monitoraggio che si è svolta martedì 24 febbraio alla Casa circondariale di Roma Regina Coeli.

I Garanti Anastasìa e Calderone entrano a Regina Coeli, per la visita di monitoraggio.
“La carenza di spazi adeguati per la socialità – proseguono Anastasìa e Calderone – e di attività trattamentali significa tenere le persone quasi l’intera giornata chiuse in tre o sei per stanza. Apprezziamo la riapertura della settima sezione, in condizioni dignitose e dedicata esclusivamente ai nuovi giunti, e ci auguriamo che si mantenga così”. La sesta e la settima sezione erano infatti state chiuse lo scorso ottobre, a seguito del crollo della porzione di tetto della seconda rotonda, che funge da snodo di passaggio per raggiungere tali sezioni. Ora il passaggio è garantito in sicurezza, grazie a una copertura in legno temporanea da cantiere, posta sotto una fitta rete di tubi Innocenti che arrivano fino al tetto.
I Garanti e i loro staff hanno effettuato la visita di monitoraggio accompagnati dalla direttrice, Claudia Clementi, dal comandante della Polizia penitenziaria, Francesco Salemi, e dalla capo area educativa, Elena D’Angelo. La delegazione dei Garanti ha iniziato la visita dalle aule colloqui, cinque per gli incontri in presenza e due per video colloqui, e ha visitato tutte le sezioni, la cucina in cui lavorano 11 detenuti, concludendo il monitoraggio nella “storica” terza sezione dell’edificio, costruito nel 1654 e convertito in carcere tra il 1870 e il 1890.
Accompagnati dal responsabile della Asl Roma 1 per il carcere, Luigi Persico, la delegazione ha visitato gli ambulatori specialistici, il blocco operatorio e le stanze di degenza del Sai (Servizio assistenza integrata), un vero e proprio ospedale interno in grado di ospitare fino a 78 degenti, e incontrato la direttrice della Uosd Salute mentale e dipendenze in ambito penale della Asl Roma 1, Adele Di Stefano.
I detenuti presenti erano 764, a fronte di 628 posti regolamentari. Dunque, i posti non disponibili erano 148, con un tasso di affollamento del 159% su una capienza effettiva di 480 posti (schede di trasparenza istituti penitenziari ministero della Giustizia, aggiornamento 24 febbraio).