“Il destino di tutte le cose è cambiare”, così il titolo del libero adattamento de Le Troiane di Euripide e Jean-Paul Sartre, sviluppato all’interno del laboratorio teatrale della sezione femminile della Casa circondariale di Civitavecchia. Guidato da Ludovica Andò e Veronica di Marcantonio – che ne firmano la regia -, il progetto rientra nelle attività di AdDentro – Officine di Teatro Sociale, realtà attiva negli istituti penitenziari del Lazio, impegnata nello sviluppo di percorsi artistici e pedagogici fondati sul teatro come pratica di espressione, consapevolezza e inclusione.
Uno spettacolo che è l’apice di un percorso realizzato all’interno di Progetto per un Teatro Stabile – Officine di Teatro Sociale 2024/2026, con il contributo della Regione Lazio e della Fondazione Severino ONLUS, e con il patrocinio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale e del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio. Le interpreti in scena sono donne attualmente recluse.
La riscrittura scenica prende forma a partire dai temi della guerra, della perdita e della distruzione, ed è stata elaborata insieme alle detenute partecipanti al laboratorio a partire dai loro vissuti, indagando la condizione delle donne, il loro ruolo nelle dinamiche del conflitto e le strategie di sopravvivenza al dolore. La tragedia diventa così metafora della condizione di reclusione: uno spazio in cui dolore, memoria, resistenza e possibilità di trasformazione si intrecciano, dando voce a una riflessione universale sulla vulnerabilità e sulla capacità di cambiamento.
Lo spettacolo è presentato nell’ambito del progetto di Terza Missione del Dipartimento SARAS Pace e Conflitto nel Terzo Millennio coordinato dal Prof. Alessandro Saggioro, iniziativa che mira a diffondere e condividere in contesti non accademici le tematiche legate ai peace and conflict studies, promuovendo il dialogo tra Università, Terzo Settore e luoghi della cultura. Ed è in questa prospettiva che l’esperienza teatrale diventa strumento di riflessione culturale e sociale sui temi della guerra, della memoria, dei diritti e dei processi di cambiamento.
Sulla spiaggia, le troiane guardano il mare in tempesta. Alle loro spalle il passato, le ceneri della città. Davanti un futuro tutto da ricostruire.
Sollevati da terra. Apri gli occhi…guarda…davanti a te non c’è più una città,
non sei più la regina di Troia
Il destino di tutte le cose è cambiare. Adesso accetta.
L’incontro con le parole di Ecuba, la Regina di una Troia ormai in fiamme, con la sua forza, con la sua resistenza forsennata al dolore, è stato potente.
Le hanno subito imparate, interiorizzate, riscritte, rielaborate. “Facciamo Ecuba! Facciamo Ecuba!”. Mai la scelta di un testo su cui lavorare è stata più chiara e urgente.
La compagnia teatrale AdDentro nasce dall’esperienza artistico-pedagogica di Ludovica Andò, maturata in oltre 18 anni di laboratori teatrali negli istituti penitenziari. La compagnia opera stabilmente nelle carceri di Civitavecchia, Orvieto, Latina, sviluppando progetti teatrali con detenuti-attori a partire da classici della letteratura e del teatro. Nel 2019 AdDentro ha ricevuto il Premio della Critica dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro (ANCT). Tra le produzioni più significative, Fortezza, ispirato a Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati, ha avuto una doppia vita teatrale e cinematografica: lo spettacolo è diventato un lungometraggio di finzione realizzato interamente nella Casa di Reclusione di Civitavecchia con gli attori/detenuti della compagnia. Presentato alla Festa del Cinema di Roma 2019, il film ha partecipato a oltre trenta festival internazionali, vincendo il Grand Prix del Prison Movie Festival di Olsztyn (Polonia).
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