Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, si è recato stamane in visita alla biblioteca interna al carcere minorile Casal del Marmo di Roma, al termine dell’inaugurazione del locale appena rinnovato, alla quale hanno partecipato anche la Garante di Roma Capitale, Valentina Calderone, oltre ai ragazzi e le ragazze che hanno contribuito ai lavori.
Realizzata dall’associazione FuoriRiga ODV che la gestisce dal 2014, la biblioteca dell’Ipm conta seimila libri e garantisce il prestito bibliotecario, dando concretezza – spiegano i promotori – a quanto previsto dall’ordinamento penitenziario, spesso rimasto sulla carta per ragioni di sicurezza, logistiche o di carenza di risorse.
«Tenere aperta una biblioteca in un luogo di detenzione non significa soltanto offrire libri – ha spiegato Francesca Columbano, presidente di FuoriRiga – significa affermare che la cultura è un bene comune, che la biblioteca è uno spazio pubblico di relazione e che la comunità tutta è chiamata a prendersene cura, anche dove la libertà è sospesa».
La biblioteca non è pensata come servizio accessorio, ma come spazio vivo. Per questo le giovani persone detenute sono coinvolte nella gestione degli ambienti e del patrimonio librario: prendersi cura dei libri diventa prendersi cura di un luogo condiviso, e in parte anche di sé. Il senso più profondo di questo lavoro emerge con forza dalle parole di J., una ragazza detenuta, che ha definito la biblioteca “la mia casa”. Scrive: «Entrando in biblioteca posso far cadere la mia maschera, spogliarmi della mia armatura ed essere semplicemente me stessa. È l’unico posto in cui, sinceramente, hanno trovato posto anche per me».
La realizzazione della nuova biblioteca di Casal del Marmo è stata possibile grazie alla progettazione e allo sviluppo operativo di FuoriRiga ODV, al fondamentale sostegno economico della Chiesa Valdese, della Fondazione Nicola Irti per le opere di carità e cultura e della Fondazione Aldo Pio Favini ed Anna Gatta.
Il progetto architettonico è stato curato dall’architetta Maria Salzano; gli arredi sono stati realizzati da Arpjtetto Eps con la Falegnameria sociale FuoriBolla. Le vernici sono state donate dal Cappellano Don Nicolò Ceccolini. La tinteggiatura e l’allestimento dei locali sono stati curati dalla decoratrice Francesca Maffucci (Officine Adda).
Qui i lavori raccontati in un video.