L’introduzione delle stanze dell’affettività rappresenta una svolta significativa nel panorama penitenziario nazionale. A gennaio 2024, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto assoluto di relazioni affettive in carcere, riconoscendo il diritto di ogni persona detenuta a coltivare legami affettivi e familiari. Da allora, è iniziato un percorso di sperimentazione in diversi istituti del Paese. Le prime stanze dell’affettività sono state inaugurate in strutture come la Casa circondariale di Padova e l’istituto Lorusso e Cutugno di Torino, dove il progetto è già operativo e regolamentato. L’accesso a questi spazi è subordinato a specifici criteri, non è previsto per i detenuti in regime di 41-bis o per chi abbia commesso infrazioni disciplinari. Non tutte le carceri italiane dispongono ancora di questi ambienti: la diffusione è graduale e varia da regione a regione, ma l’obiettivo condiviso è quello di estendere il modello a tutto il sistema penitenziario, in coerenza con i principi di umanità, dignità e reinserimento sociale sanciti dall’Ordinamento Penitenziario.
La stanza delle mille e una notte
di Fabrizio M.
Cos’è l’amore? Cos’è? Cosa crediamo che sia la stanza dell’amore? La stanza rosa, rossa, gialla verde, blu! È forse il colore che determina l’amore? Oppure il contesto di una detenzione inframuraria può davvero svilire quel tempo che qualcuno, finalmente dall’alto dei cieli o dal basso di una cella, potrebbe concederci con il nostro amore?
Siamo davvero così incastrati nel colore grigio della monotonia circondariale, in cui ci siamo ritrovati, da non vedere più l’arcobaleno né saperlo riconoscere? Davvero? Hanno vinto le tenebre? Ci hanno annullati, invece di aiutarci a vedere un’alternativa migliore davanti a noi, al posto di quella che ci ha fatto entrare qui? Dov’è finito il sogno? L’abbiamo lasciato insieme al porno nei bagni, forse?
Non ci voglio credere! Assolutamente no, non è reale tutto quel grigio. Dobbiamo solo saper vedere oltre. Oltre la coltre di fumo. C’è di nuovo colore e con esso anche la stanza dell’amore.
La stanza della favola che si avvera; la stanza della fiaba, come quelle che ci accompagnavano da bambini; la stanza, dalle mille e una notte. Il sogno che si trasforma in realtà è poter toccare, abbracciare, baciare e…
La persona che amiamo davvero, lontano da occhi indiscreti. Finalmente sdraiati di nuovo insieme. Finalmente liberi, di poter mostrare le nostre vere emozioni, senza paura. Liberi di annusarsi come mai prima d’ora. Liberi anche di piangere. Lasciarci andare alle lacrime. Quel pianto liberatorio che ci avvicina ancor di più e rende i nostri dolcissimi baci, anche un po’ salati. Quelle lacrime che rompono l’imbarazzo, che inspiegabilmente c’era fino ad un attimo prima, che ci permette di lasciarci andare alla passione più pura, sfrenata, dirompente e verace. Così, senza nemmeno accorgercene, la fusione alchemica ha avuto atto e tutto è stato. Tutto c’è stato. Noi, ci siamo stati per davvero stavolta. Non solo con la nostra immaginazione.
Siamo tornati all’inizio della storia, come due amanti alle prime armi, che non sanno nemmeno quello che stanno facendo, ma sono felicissimi ed emozionatissimi
di farlo.
Siamo Romeo e Giulietta divisi dallo stato-famiglia che si interpone tra loro. Lo stesso stato-famiglia che ancora non ha accettato il loro amore, un amore che andrà avanti comunque e quindi andrebbe solo accompagnato e non ostracizzato né ostacolato. Che non deve finire in tragedia, perché la storia non deve ripetersi.
Un amore vero, da vivere. Anche nella stanza delle mille e una notte.
*Pubblicato sul giornale della Casa circondariale di Velletri, “Voci di Ballatoio”, numero 6–settembre 2025, scaricabile da qui: Voci di ballatoio n.6_online (1)
I numeri di “Voci di ballatoio” finora usciti si trovano nel sito dell’associazione La Farfalla.