Redazioni di persone detenute nelle carceri: protocollo d’intesa Dap-Ordine dei giornalisti

Obiettivo: rafforzare il ruolo dell'informazione come strumento di crescita culturale, responsabilizzazione e reinserimento sociale delle persone detenute
Il viceministro della Giustizia Sisto in collegamento da remoto.

Rafforzare il ruolo dell’informazione come strumento di crescita culturale, responsabilizzazione e reinserimento sociale delle persone detenute. È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa tra il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) e il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti (Cnog) presentato venerdì 3 luglio a Roma, nella sede del Cnog.

Alla conferenza stampa sono intervenuti il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il viceministro Francesco Paolo Sisto (da remoto), il presidente del Cnog, Carlo Bartoli e il capo del Dap, Stefano Carmine De Michele. Presente anche il capo di gabinetto di Via Arenula, Antonio Mura.

L’intesa, sottoscritta nell’aprile scorso, nasce dalla volontà condivisa di valorizzare e sostenere le 37 esperienze di redazioni giornalistiche attualmente attive negli istituti penitenziari, realtà che negli anni hanno dimostrato di rappresentare un’importante occasione di formazione, partecipazione e responsabilizzazione per le persone detenute.

Un momento della conferenza stampa nella sede del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Da sinistra: Bartoli, Nordio, De Michele, De Robert.

Obiettivo comune di Dap e Cnog è quello di consolidare una collaborazione che riconosce nell’informazione uno strumento di crescita personale e civile, valorizzando esperienze già consolidate e favorendo la nascita di nuove redazioni giornalistiche all’interno degli istituti penitenziari, nel quadro del principio costituzionale della funzione rieducativa della pena. Tra gli aspetti più significativi dell’intesa figura anche la donazione da parte del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti di circa 100 personal computer, già utilizzati per le prove scritte dell’esame di idoneità professionale e riconfigurati senza accesso a internet, che saranno distribuiti dal prossimo settembre alle redazioni giornalistiche operanti negli istituti penitenziari.

Per il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenuto alla conferenza stampa di presentazione dell’accordo, l’iniziativa è segno che “chi sta in una struttura carceraria non appartiene alla ‘cultura dello scarto’ – come disse Papa Francesco – e non è un emarginato irreversibile”. Promuovere redazioni e giornali nelle carceri è, per il Guardasigilli, “motivo di grande soddisfazione, vorrei dire di orgoglio”.

Al pari di quanto avviene sul sito del Garante del Lazio, che da tempo pubblica gli interventi dei detenuti nella rubrica “Scritti nel carcere”, tratti dal notiziario del carcere di Velletri, “Voci di ballatoio”, anche la testata on line del ministero gNews si accinge a fare altrettanto su scala nazionale. Infatti, il Ministro ha annunciato che i migliori articoli di ogni testata in carcere saranno pubblicati: “Si tratta di una forma di rispetto verso queste persone. Il fatto di essere detenuti – lo dice un ex magistrato – non deve farci dimenticare che la loro identità resta, anche se stanno espiando una pena”, ha affermato Nordio.

La redazione di Ristretti Orizzonti in collegamento da Padova, durante la conferenza stampa nella sede del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.

I giornali delle carceri italiane, la mappa

La consigliera dell’Ordine dei giornalisti Daniela De Robert, già membro del collegio del Garante nazionale delle persone detenute, ha fatto il punto sui 37 giornali pubblicati  nella carceri italiane: 29 sono testate giornalistiche registrate, con un direttore responsabile; 26 coinvolgono solo popolazione detenuta maschile, uno popolazione femminile e dieci sono realizzati sia da uomini che da donne detenute; 31 sono realizzati da detenuti ristretti in circuiti di media sicurezza, due di alta sicurezza e quattro in reparti ‘protetti’. La distribuzione dei giornali è: per nove solo interna, per quattro solo esterna; 19 interna ed esterna (di cui 7 in formato cartaceo); due sono inserti di pubblicazione esterna; tre interna e inserto di pubblicazione esterna. Sono distribuiti in 14 regioni italiane: cinque regioni del Nord, sei del Centro e tre del Sud (non risultano in Campania, Friuli Venezia-Giulia, Molise, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta). Le regioni con il maggior numero di giornali all’interno degli istituti penitenziari sono la Lombardia (dieci); il Lazio (cinque); l’Emilia-Romagna e la Toscana (quattro); le Marche, il Veneto (tre).

Dal capo Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Stefano Carmine De Michele, l’orizzonte dell’iniziativa: “Restituire, all’uscita dal carcere, una persona che sia diversa da quella che è entrata”.

Dal carcere di Padova c’è stato il collegamento con l’intera redazione di Ristretti orizzonti, con gli interventi della direttrice della testata che ha fatto scuola, Ornella Favero, della direttrice dell’istituto penitenziario, Maria Gabriella Lusi, e con la testimonianza di Salvatore Fani, detenuto e redattore del giornale, a seguire i saluti di Roberta De Rossi, segretaria dell’Ordine del Veneto. Collegamento, inoltre, con Milano con il direttore di ‘Carte Bollate’ Susanna Ripamonti e il presidente dell’Ordine della Lombardia, Riccardo Sorrentino, e con il giornale ‘Punto e a capo’ della casa di reclusione di Turi (Bari) con il direttore del giornale Valentino Sgaramella, la direttrice del penitenziario, Nicoletta Siliberto, e il presidente dell’Ordine regionale, Maurizio Marangella.