Lo scorso 29 settembre l’Osservatorio penitenziario del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà (Gnpl) ha reso noto il report curato dal membro del collegio del Gnpl Irma Conti e da Giovanni Suriano, relativo all’andamento della mortalità e degli eventi critici negli istituti di pena italiani dal 1 gennaio al 31 agosto 2026.
Il quadro delineato dall’indagine documenta in modo analitico la rilevanza e la complessità dei fenomeni di mortalità e disagio negli istituti di pena, evidenziando il diretto legame tra l’incremento della popolazione detenuta e l’andamento degli eventi critici.
L’incremento della popolazione detentiva e il quadro della mortalità

Per comprendere la portata dei fenomeni analizzati, il report evidenzia come dato preliminare il costante incremento della popolazione detenuta.
La presenza media nelle carceri italiane è infatti passata dalle 53.515 unità del 2021 alle 64.489 registrate nell’agosto del 2026, segnando un aumento netto del 20% nel quinquennio. In questo contesto di crescente compressione degli spazi, nei primi otto mesi del 2026 si sono verificati 184 decessi complessivi in 87 dei 189 istituti penitenziari della penisola. Il dato rappresenta il valore più elevato registrato nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 31 agosto dell’intero arco temporale dal 2021 a oggi.
In termini di classificazione delle cause di morte, la quota maggioritaria è rappresentata da 88 decessi per cause naturali (pari al 48% del totale), seguiti da 49 suicidi accertati (27 %), 37 decessi per cause da accertare (20%), otto decessi accidentali e due omicidi.

Particolare rilevanza assume la categoria dei 37 decessi in attesa di accertamento giudiziario e medico-legale, che tocca il picco massimo della serie storica per l’intervallo gennaio-agosto. Come sottolineato dal Garante, l’esito degli accertamenti in corso potrebbe successivamente riclassificare una parte di queste morti, determinando un incremento nel bilancio definitivo dei suicidi o dei decessi riconducibili a criticità dell’assistenza sanitaria.
Va qui comunque segnalato che secondo l’osservatorio permanente curato da Ristretti orizzonti i suicidi avvenuti quest’anno negli istituti penitenziari del nostro paese sarebbero 54.
Nel Lazio alla data del 29 settembre, secondo le informazioni raccolte direttamente dall’Ufficio del Garante regionale i decessi sono stati 13 e i suicidi quattro.

Tassi di incidenza, vulnerabilità e contesti detentivi
L’analisi specifica dei 49 suicidi accertati nei primi otto mesi del 2026 — verificatisi in 35 strutture penitenziarie — mostra una lieve flessione rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti. Tuttavia, il report precisa che tale contrazione non può essere interpretata come un effettivo miglioramento delle condizioni di vita detentive, trattandosi di un fenomeno complesso e influenzato da variabili individuali e di prevenzione contingenti.
L’esame ragionato dei tassi di incidenza calcolati su 1.000 detenuti evidenzia marcate disparità tra detenuti stranieri e italiani e tra donne e uomini.
Infatti, sebbene in termini assoluti prevalgano le vittime di nazionalità italiana (27 casi) rispetto a quelle di nazionalità straniera (22 casi provenienti da 13 Paesi), il rapporto con le rispettive presenze medie indica che il tasso di incidenza tra la popolazione straniera è pari all’1,08 per mille, a fronte dello 0,53 per mille registrato tra gli italiani.
Più suicidi tra gli stranieri
Il rischio relativo di suicidio tra i detenuti stranieri risulta pertanto più che doppio rispetto a quello degli italiani. Un’analoga sproporzione si osserva sul piano del genere: pur a fronte di 46 casi maschili (tasso dello 0,74 per mille), i 3 suicidi registrati tra le donne generano un tasso di incidenza dell’1,05 per mille su 2.855 detenute presenti, evidenziando una maggiore esposizione relativa della popolazione femminile.
Sotto il profilo anagrafico e giuridico, non si registrano casi tra i giovani di età compresa tra 18 e 20 anni, mentre la massima concentrazione si riscontra nella fascia tra 30 e 34 anni con 11 eventi. Dal punto di vista dello status giudiziario, 22 vittime erano giudicate con condanna definitiva (45%), 16 erano in attesa di primo giudizio (32,65%) e la restante parte divisa tra appellanti e ricorrenti.
Tra le persone condannate in via definitiva, ben dieci presentavano una pena residua inferiore ai tre anni. Inoltre, la quasi totalità dei deceduti viveva in condizioni di forte fragilità sociale e lavorativa, mentre l’83,7% delle vittime (41 su 49) risultava già coinvolto in precedenti eventi di autodanno e 21 persone avevano già tentato il suicidio in passato.
Quanto ai contesti detentivi, l’88% dei suicidi (43 eventi su 49) si è verificato all’interno di sezioni a custodia chiusa, quali sezioni circondariali ordinarie, isolamento o articolazioni speciali, con il 74% dei casi privo di motivazioni ufficialmente rilevate nei registri penitenziari.

Inasprimento delle tensioni interne e criticità territoriali
Il quadro comparativo degli eventi critici registrati dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria nei primi otto mesi del 2026 evidenzia un generale inasprimento del clima interno rispetto all’anno precedente. I tentativi di suicidio sventati dal personale sono saliti da 1.311 a 1.430 episodi (+9%), le aggressioni fisiche rivolte alla Polizia Penitenziaria sono cresciute del 12,8% raggiungendo 1.795 casi, e gli atti turbativi dell’ordine e della sicurezza hanno registrato un incremento del 51,6%, salendo da 153 a 232 manifestazioni. Nel medesimo periodo si contano inoltre 8.473 atti di autolesionismo e 3.872 episodi di sciopero della fame o della sete. L’analisi geografica delle criticità individua una serie di complessi penitenziari che concentrano sistematicamente i valori più elevati di sofferenza e protesta, tra cui spiccano Milano San Vittore con 54 tentati suicidi e 785 atti autolesivi, affiancata da Torino, Firenze Sollicciano, Parma, Lecce, Cagliari e Napoli Poggioreale.
I decessi per cause naturali e le indicazioni dell’Osservatorio del Garante nazionale
I decessi attribuiti a cause naturali al 31 agosto 2026 sono stati 88, con un andamento costante di circa 11 morti al mese. L’età media al decesso si attesta a soli 55 anni, un dato nettamente inferiore rispetto alla speranza di vita della popolazione generale. Oltre il 15% dei deceduti per malattia era costituito da giovani adulti tra i 20 e i 39 anni, mentre il 53,4% delle vittime (47 persone) aveva una pena residua pari o inferiore a tre anni e 15 persone erano ancora in attesa di primo giudizio.
Nelle considerazioni conclusive, il report dell’Osservatorio penitenziario sollecita il superamento di logiche orientate al solo controllo formale, raccomandando l’adozione di interventi basati sulla cosiddetta “sorveglianza ambientale”, orientata all’adeguamento degli spazi e alla prevenzione dei fattori di rischio. Il Garante sottolinea infine l’urgenza di rafforzare la tutela della salute mentale, potenziare i presidi sanitari interni e promuovere un deciso investimento nell’esecuzione penale esterna e nelle misure alternative, indispensabili per ridurre il sovraffollamento e garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali negli istituti penitenziari.
