Carcere e povertà in Italia: un decennio di crescita parallela (2014-2024)

Nello stesso periodo, il numero dei detenuti è aumentato del 15,4%, mentre la quota di popolazione in povertà è cresciuta del 14,1%

Secondo il report presentato ieri da Oxfam, in occasione dell’apertura del Word Economic Forum di Davos, nel 2024, in Italia, 5,7 milioni di individui, oltre 2,2 milioni di famiglie, non avevano le risorse mensili sufficienti per acquistare beni e servizi essenziali per vivere in condizioni dignitose. Il report, valutando le dinamiche che si sono verificate nel decennio appena trascorso punta l’indice sugli effetti negativi che si sono verificati negli ultimi anni a causa delle politiche che hanno ridotto drasticamente le misure universalistiche di sostegno al reddito.

Ampliando lo sguardo oltre a quanto contenuto nel report di Oxfam e cercando di valutare le possibili ripercussioni di questi fenomeni sulla dimensione carceraria, la relazione tra l’andamento del numero di detenuti e la diffusione della povertà nel nostro Paese conferma, sia pure in modo indiretto, le considerazioni sempre più condivise sul ruolo del sistema penitenziario come contenitore del disagio sociale.

Le carceri di fatto tendono a svolgere in maniera impropria una funzione di supplenza rispetto alle carenze del sistema di welfare e di inclusione sociale.

Il confronto tra i dati riferiti al decennio 2014–2024 (espressi in valori indice e con il 2014 come anno base) evidenzia un notevole parallelismo tra l’andamento della popolazione detenuta e quello dei numeri rilevati dall’Istat delle persone in condizioni di povertà relativa (e cioè di coloro che presentano un forte disagio economico rispetto alla maggioranza della popolazione)

Ponendo, infatti, a confronto le traiettorie di entrambi i fenomeni risulta piuttosto evidente una crescita tendenziale di lungo periodo pressoché identica: il numero dei detenuti è aumentato del 15,4%, mentre la quota di popolazione in povertà relativa è cresciuta del 14,1%.

Inoltre se si escludono alcune eccezioni rappresentate dai picchi degli andamenti della povertà relativa nel 2017, a causa della ripresa dell’inflazione, e del 2021, quando sono venute meno le misure di sostegno al reddito messe in atto dal Governo nel corso della crisi sanitaria, le traiettorie dei due fenomeni sono in gran parte sovrapponibili.

Da un punto di vista puramente statistico il grado di correlazione tra i due trend risulta significativo (r = 0,63, su una scala da -1 a +1). Va qui considerato inoltre che tale valore sarebbe probabilmente ancora più elevato se non si fossero registrati sulle dinamiche detentive, tra il 2020 e il 2021, gli effetti delle misure straordinarie di decongestionamento degli istituti penitenziari adottate in risposta all’emergenza sanitaria da Covid-19.

In conclusione, i risultati di questa elaborazione indicano una stretta interconnessione tra fenomeni di disagio economico e dinamiche di esclusione sociale che, in molti casi, sfociano nel circuito penale. L’andamento congiunto di povertà e popolazione detenuta pone con forza la necessità di politiche volte a sostenere gli strumenti di welfare, prevenendo la marginalità e riducendo il ricorso al sistema carcerario come risposta impropria a fragilità sociali che andrebbero affrontate prima di sfociare in condotte devianti.