I dati elaborati dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), aggiornati al 30 settembre 2026, registrano una costante ed elevata pressione sulla rete penitenziaria nazionale. I detenuti presenti nelle carceri italiane hanno toccato quota 66.063 unità. Tra l’inizio dell’anno e la fine di settembre, la popolazione detenuta in Italia è cresciuta di 2.564 unità, segnando un incremento del 4%. Tale dinamica ha spinto il tasso di affollamento nazionale, calcolato sui posti effettivamente disponibili, al 143%, confermando la traiettoria di crescita continua osservata a partire dal dicembre 2020, quando le presenze si attestavano a 52.273 e l’affollamento era pari al 109%.
A livello territoriale, il sovraffollamento appare pervasivo, con sette regioni — tra cui il Lazio — che presentano un tasso medio superiore ad un livello fortemente critico del 150%.
La situazione nel Lazio: affollamento al 152%

Nella regione Lazio l’emergenza mostra consolida ulteriormente i ritmi di crescita più sostenuti rispetto alla media del Paese. Tra l’inizio dell’anno e la fine di settembre, i detenuti nelle strutture laziali sono aumentati di 402 unità, registrando un tasso di crescita del 6%, nettamente superiore al +4% nazionale. Le presenze complessive hanno raggiunto 7.049 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 5.307 posti e di soli 4.630 posti effettivamente disponibili. Nel Lazio si sta consolidando un pericoloso tasso di affollamento costantemente superiore al 150% (attualmente attestato al 152%), una condizione che determina un incremento costante delle criticità e del clima di tensione.
Detenuti più del doppio dei posti disponibili a Latina e Regina Coeli

La gravità del quadro regionale e trova conferma nella concentrazione dell’affollamento nei singoli penitenziari con nove istituti su 14 dove si registrano tassi effettivi pari o superiori al 150%. La situazione più acuta si rileva nella Casa Circondariale di Latina, che registra il picco regionale con un tasso del 212%, e a Roma Regina Coeli, che supera il raddoppio della capienza effettiva attestandosi al 202%. Valori compresi tra il 150% e il 184% caratterizzano la quasi totalità delle altre strutture regionali (tra cui Cassino, Civitavecchia Nuovo Complesso, Rieti, Viterbo, Rebibbia Femminile, Velletri e Rebibbia Nuovo Complesso). Cinque di questi penitenziari rientrano inoltre nella graduatoria dei 30 istituti penitenziari più affollati d’Italia.
Madri detenute con figli al seguito
Sul piano delle fragilità specifiche, i dati al 30 settembre 2026 evidenziano la presenza nelle carceri italiane di 30 madri detenute con 35 figli al seguito (16 italiane con 18 bambini e 14 straniere con 17 bambini). Alla fine di agosto i bambini reclusi assieme alle loro madri erano 37.
Nel Lazio, la realtà dei bambini reclusi riguarda la Casa Circondariale Femminile di Roma Rebibbia, dove si registra la presenza di una madre di nazionalità italiana con un figlio al seguito.
Dall’analisi delle caratteristiche della popolazione detenuta si confermano alcuni significativi scostamenti tra il dato nazionale e quello regionale, riguardanti in particolare la composizione per nazionalità e posizione giuridica.
Per quanto riguarda la nazionalità, l’incidenza dei detenuti stranieri è pari al 31,3% in Italia e sale al 36,4% nel Lazio, dove si contano 2.569 presenze straniere.
Relativamente alla posizione giuridica, mentre a livello nazionale le persone in attesa di giudizio definitivo (in primo grado, appellanti e ricorrenti) rappresentano il 24,3% del totale, nel Lazio tale percentuale si attesta al 30,8% (con il 18,2% in attesa di primo giudizio e il 12,6% tra appellanti e ricorrenti).

