DAP, a fine ottobre nel Lazio oltre 7.000 detenuti per il secondo mese consecutivo

66.285 persone detenute in Italia. Tasso di affollamento al 143% a livello nazionale e al 153% nel Lazio
Il carcere di Regina Coeli visto dal Gianicolo.

Le rilevazioni del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) al 31 ottobre 2026 registrano la popolazione detenuta negli istituti italiani a quota 66.285 unità, spingendo il tasso di affollamento nazionale al 142,7% rispetto ai circa 46.400 posti effettivamente disponibili. Si tratta del punto più alto dell’ultimo decennio, inserito in una traiettoria di crescita ininterrotta nel medio e lungo periodo: a fine 2020 i presenti in Italia erano 52.273 (con un affollamento del 109,1%), saliti a 61.861 a fine 2024 e a 63.499 a fine 2025, fino a toccare l’attuale picco.

L’analisi della mappa del sovraffollamento regionale restituisce un’emergenza ormai diffusa su quasi tutto il territorio nazionale. Soltanto in un’unica regione italiana, la Valle d’Aosta, il numero dei detenuti presenti risulta inferiore al 100% dei posti effettivamente disponibili. Nel resto del Paese la saturazione è la norma e la pressione continua ad aumentare: le regioni con un tasso medio di affollamento superiore alla soglia fortemente critica del 150% sono diventate ben otto (rispetto alle sette registrate il mese scorso), confermando la presenza del Lazio in questo gruppo di testa.

Ancor più indicativo è il dato relativo alla rete dei singoli penitenziari: su un totale di 189 istituti di pena attivi in Italia, ben 161 (l’85% delle strutture) registrano un tasso di affollamento superiore al 100%. Ciò significa che oltre 62.000 detenuti — vale a dire il 94% dell’intera popolazione carceraria del Paese — trascorrono la propria pena ristretti all’interno di strutture sovraffollate.

Nel confronto territoriale, la regione Lazio evidenzia ritmi di incremento significativamente più sostenuti rispetto alla media nazionale. Se dall’inizio del 2026 l’aumento della popolazione carceraria in Italia è stato nell’ordine del +4%, nel Lazio il tasso di crescita ha mostrato un’accelerazione vicina al +6%, portando i presenti a superare stabilmente la soglia psicologica e gestionale dei 7.000 detenuti (7.087 a fine ottobre, a fronte di 4.619 posti effettivi). Con un affollamento regionale del 153%, il Lazio consolida la propria appartenenza al gruppo ristretto delle regioni italiane maggiormente colpite dalla saturazione carceraria.

A questa crescita verticale delle presenze si contrappone la stasi della capienza agibile reale, che rende inefficaci le annunciate misure di ampliamento dell’edilizia penitenziaria.

La contrazione delle misure alternative

Un elemento di particolare preoccupazione, emerso di recente, riguarda l’andamento dell’esecuzione penale esterna. Negli ultimi due mesi rilevati (tra luglio e settembre 2026), a fronte di una continua espansione dei detenuti in carcere — passati in Italia da 64.793 a 66.063 e nel Lazio da 6.908 a 7.049 —, si è registrata un’inattesa contrazione delle persone ammesse a misure alternative o di comunità.

A livello nazionale, i soggetti in esecuzione esterna sono scesi da 102.234 a 99.114, tornando al di sotto della soglia dei 100 mila accessi che si era mantenuta costante nei mesi precedenti. Una dinamica perfettamente speculare ha interessato il Lazio, dove l’area delle misure di comunità si è ridotta nello stesso bimestre da 7.365 a 6.974 presenze. Tale contrazione dimostra come le misure esterne stiano perdendo la loro capacità di fungere da reale valvola di deflazione del sistema penitenziario, lasciando al solo circuito detentivo l’assorbimento della risposta sanzionatoria.

I primati del Lazio

Nella regione Lazio, l’emergenza si riflette in modo omogeneo sulle singole strutture: in 9 penitenziari su 14 l’affollamento effettivo supera la soglia del 150%. I picchi più acuti si registrano a Roma Regina Coeli con il 200% (1.104 detenuti su 552 posti) e a Latina con il 197% (152 su 77), seguiti da Civitavecchia N.C. (188%), Rieti N.C. (179%), Cassino (175%), Viterbo N. Izzo (166%), Roma Rebibbia Femminile (162%), Roma Rebibbia N.C. (156%) e Velletri (153%).

Va anche sottolineato che i primi quattro figurano stabilmente tra i 30 istituti più sovraffollati d’Italia.

L’analisi della popolazione reclusa nel Lazio evidenzia inoltre scostamenti rilevanti rispetto alla media del Paese:

  • detenuti stranieri: rappresentano il 36,5% dei presenti in regione (2.586 persone), contro il 31,6% nazionale.
  • genere: le donne costituiscono il 6,6% del totale regionale (465 presenze, di cui 373 a Rebibbia femminile), rispetto al 3,9% italiano.

Infine merita attenzione anche la situazione della custodia cautelare: i soggetti in attesa di giudizio definitivo si attestano al 31,2% (18,5% in primo grado e 12,7% tra impugnazioni) nel Lazio, superando di circa sette punti la media nazionale del 24,3% (15,3% in primo grado).

Giustizia minorile e madri detenute

In seguito all’entrata in vigore del decreto Caivano nel settembre 2023, l’ingresso di minori e giovani adulti negli istituti penali per minorenni (Ipm) e nelle comunità residenziali ha registrato un aumento costante, superando i 1.900 presenti in Italia .

Permane infine la criticità delle madri recluse con figli al seguito: il mese scorso i bambini reclusi in Italia erano 35, a fine ottobre sono 34.

 

 


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