I numeri e i luoghi della privazione della libertà nel Lazio nel 2021

Il Garante Anastasìa ha fatto il punto in una conferenza stampa alla Pisana e ha presentato anche la relazione annuale, per gli anni 2019 e 2020, così come prevede la legge istitutiva del Garante dei detenuti della Regione Lazio
L'assessora regionale alla Sicurezza urbana, Corrado, e il Garante Anastasìa durante la conferenza stampa alla Pisana.

Il Garante Anastasìa ha presentato i dati 2021 relativi alla popolazione ristretta negli istituti penitenziari del Lazio, nelle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Ponte Galeria, e ha fatto il punto sulla diffusione del Coronavirus e sulla campagna vaccinale anti Covid-19 nelle carceri.

Nell’occasione, Anastasìa ha presentato anche la relazione annuale sull’attività svolta negli anni 2019 e 2020, così come previsto dall’articolo 7 della legge regionale n. 31/2003, istitutiva del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. “Un lavoro prezioso quello del Garante dei detenuti, Stefano Anastasìa, che con il suo impegno coglie ormai da anni lo spirito profondo della legge regionale 31/2003, istitutiva della figura”, aveva dichiarato alla vigilia il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Marco Vincenzi. Alla conferenza stampa è intervenuta anche l’assessora agli Enti locali e alla sicurezza urbana, Valentina Corrado, la quale ha parlato degli stanziamenti della legge regionale 7/2007, “Interventi a sostegno dei diritti della popolazione detenuta della Regione Lazio”.

I numeri e il sovraffollamento

Anastasìa ha spiegato che la popolazione detenuta nel Lazio è di 5.569 persone (al 30 novembre 2021), con una percentuale di condannati definitivi in carcere del 68,7 per cento, leggermente inferiore a quella nazionale che si attesta al 69,1 per cento, e una percentuale di detenuti in attesa di giudizio del 14,9 per cento, inferiore a quella nazionale del 16,2 per cento. La presenza di stranieri è del 37,7 per cento, superiore alla media nazionale del 31,7 per cento, e una presenza di donne pari al 7 per cento. “Quest’ultimo dato – ha spiegato Anastasia – è superiore alla media nazionale del 3,8 per cento, perché nel Lazio abbiamo il più grande istituito penitenziario femminile di Italia e Europa, Rebibbia femminile, quindi una parte consistente delle donne detenute in Italia è a Roma e questo spiega il dato”.

“Sull’andamento delle presenze nelle carceri Lazio – ha detto Anastasìa – la situazione in termini generali sembra migliore di quella nazionale, perché non è in corso un incremento. C’è una presenza di 5.569 detenuti, superiore alla capienza regolamentare di 5.158 posti e quindi si tratta una situazione che sembra meno preoccupante di quella nazionale. Da luglio a oggi la popolazione detenuta è in costante crescita e questo ci preoccupa rispetto al futuro, perché il rischio di diffusione del Covid-19 in carcere è molto rilevante – ha aggiunto Anastasìa – È un sistema costantemente sovraffollato, con una capienza regolamentare di 50.809 posti e al 30 novembre il dato delle presenze era di 54.593”. Il sovraffollamento è al 118 per cento, a fronte del dato nazionale del 107 per cento. La situazione più preoccupante è da tempo quella di Latina, dove il tasso di affollamento è al 173 per cento.

Anastasìa ha spiegato che nel carcere pontino, costituito per metà dalla sezione maschile e per metà dalla sezione femminile, il sovraffollamento è tutto concentrato nella sezione maschile. Latina è stata recentemente teatro di una protesta di detenuti che ha comportato l’intervento delle forze dell’ordine. Inoltre, “in una condizione di sovraffollamento superiore alla media regionale e nazionale ci sono anche Civitavecchia, 152 per cento, Roma Regina Coeli, 144 per cento, e Rebibbia femminile, al 134 per cento – ha continuato a tale proposito Anastasìa – Questo ci dice quanto sia difficile la situazione in questi istituti. In particolare, pesa sulla necessità di molti detenuti di potersi avvicinare ai propri luoghi di vita e ai familiari. Infatti, gli istituti penitenziari sono congelati dall’effetto Covid-19, perché in tanti istituti della nostra regione e non solo ci sono stati molti trasferimenti di diverse decine di detenuti da un luogo a un altro, spesso in altre regioni, e non riescono a tornare nella loro sede originaria. Perché ogni trasferimento va centellinato in quanto va garantita la quarantena all’ingresso in istituto e quant’altro: questo sta rendendo molto complicata la gestione della vita in carcere”.

Coronavirus e campagna vaccinale

I casi di positività nelle carceri del Lazio sono molto contenuti e prossimi allo zero. “Dopo avere avuto situazioni di grande difficoltà a gennaio e aprile 2021, ora la situazione è relativamente sotto controllo – ha spiegato Anastasìa – All’ultima rilevazione di ieri risultavano quattro positivi nelle carceri del Lazio e tutti senza condizioni cliniche preoccupanti”. Viceversa, in Italia “in queste settimane c’è un dato preoccupante di crescita di casi di positività al Covid-19 dentro gli istituti penitenziari. Al 13 dicembre erano 239, con pochi casi di ricovero: la curva ci parla di una ripresa della diffusione del virus, che si riproduce in carcere come nella società”.

“Nel corso dell’anno hanno ricevuto le due dosi, in primavera e poi successivamente, 6.014 detenuti nel Lazio. Quindi, quelli che c’erano e quelli che sono entrati nel frattempo”. Così Anastasìa in merito alla campagna vaccinale. “Al 16 dicembre – ha proseguito il Garante – possiamo dire che 2.483 detenuti, la metà di quelli presenti nel Lazio, hanno ricevuto la dose booster. Entro metà gennaio è prevedibile che tutti i detenuti che hanno acconsentito a vaccinarsi potranno avere la terza dose – ha concluso Anastasia – Questa condizione delle vaccinazioni ha consentito la riapertura dei colloqui con i familiari in presenza in condizione di maggiore umanità, quindi senza le pareti divisorie in plexiglass”.

Le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza

“Il totale della capienza nelle Rems nel Lazio è di 106 posti: in questo anno è stata aperta una nuova struttura a Rieti, programmata per 15 posti. Ad oggi possiamo dire che in lista di attesa ci sono 34 persone, di cui sette donne. Lo scorso anno in lista attesa nel Lazio c’erano 73 persone di cui 10 donne. Quindi, nel 2021 la lista d’attesa è stata più che dimezzata”. Lo ha detto Anastasìa, il quale, in merito alla Rems, ha aggiunto:
“Tema particolarmente spinoso è il trattenimento in carcere di alcune persone in attesa di ricovero in Rems che, in assenza di altro titolo di detenzione, si presenta come illegittimo e su cui sono pendenti ricorsi alla Corte europea dei diritti umani. Al momento nelle carceri del Lazio ci sono sei dei 34 pazienti in attesa di Rems, tra cui una donna. Poi ci sono in carcere 11 persone seminferme di mente. Inoltre, tre persone in attesa di Rems sono ospiti dei servizi psichiatrici. È una situazione abbastanza complicata ma in via di progressivo miglioramento”.”Il problema delle Rems non è di capienza: la Regione aveva 91 posti, ora ne ha 106, un dato superiore alla media nazionale – ha concluso Anastasia – C’è un eccesso di provvedimenti di misure di sicurezza residenziale protetta e poi c’è una difficoltà a rimettere sul territorio le persone che entrano nelle Rems: il risultato è che il sistema si ingessa”.

Gli stanziamenti della legge 7 del 2007

“Abbiamo stanziato 550 mila euro per migliorare, attraverso interventi strutturali, le condizioni carcerarie dei detenuti con interventi di sostegno alla genitorialità, alcuni che riqualificheranno gli spazi destinati ad aree verdi, ludoteche, spazi per accoglienza dei famigliari, altri sulle palestre sportive e risorse per il sostegno al benessere psicofisico. Inoltre, abbiamo stanziato 170 mila euro per la digitalizzazione e 180 alle università per favorire e ampliare l’offerta didattica”. Così l’assessora regionale alla Sicurezza urbana, Valentina Corrado. “C’è un impegno e volontà di fare di più – ha proseguito Corrado -, perché il carcere non è altro rispetto alla società ma è parte integrante. Anche sul bilancio previsionale che ci accingiamo ad approvare in Aula, tra interventi finalizzati alla rieducazione e reinserimento sociale e interventi strutturali la legge 7 del 2007 è coperta con circa un milione di euro. Queste risorse ci consentiranno di aumentare gli interventi già previsti. L’obiettivo è fare sentire la presenza delle istituzioni alla popolazione detenuta nelle carceri e avvieremo un lavoro congiunto per premiare l’impegno di quei detenuti che dimostrano concretamente quella voglia di riscatto e rinascita anche attraverso lo studio per farsi trovare pronti al loro reinserimento”.

Nel corso della conferenza stampa sui dati 2021 sui luoghi di privazione della libertà nel Lazio, Anastasìa ha risposto anche alle domande sul caso di Sharaf Hassan, giovane egiziano deceduto nel 2018 a seguito di un tentativo di suicidio nella sua cella nel carcere di Viterbo, e di Abdel Latif, il 26 enne tunisino trattenuto nel Cpr di Ponte Galeria prima di essere trasferito all’ospedale Grassi di Ostia e poi al San Camillo dove è deceduto il 28 novembre scorso.

Anastasìa ha infine illustrato le nuove funzionalità del sito www.garantedetenutilazio.it recentemente rinnovato con la pubblicazione delle schede relative all’attività di monitoraggio svolta dalla Struttura di supporto al Garante del Consiglio regionale del Lazio.

Numeri e luoghi di privazione della libertà nel Lazio

Relazione Garante dei detenuti 2019 e 2020