Paliano: il patrimonio storico reclama interventi di manutenzione e recupero

Il carcere meno affollato del Lazio necessita di importanti investimenti sia per la sua conservazione sia per il recupero di spazi inutilizzati
Il Garante Anastasìa e il consigliere regionale Novelli entrano nell'antica fortezza di Paliano, oggi Casa circondariale che ospita i collaboratori di giustizia.

“Qui non esiste il problema del sovraffollamento. Ci sono stati problemi di riscaldamento nelle sezioni e nei locali dell’infermeria, ma il problema principale resta la manutenzione degli edifici. Il carcere si trova in un complesso storico glorioso che merita senz’altro investimenti importanti, sia per la sua conservazione attraverso una manutenzione ordinaria a regola d’arte sia per le opere di recupero e riutilizzo di spazi mai utilizzati, a favore della popolazione detenuta”.

Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, al termine di un’approfondita visita di monitoraggio alla Casa circondariale di Paliano, effettuata martedì 21 aprile, assieme al consigliere Valerio Novelli, membro dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Lazio, e ai rispettivi staff.
La Casa circondariale di Paliano ospita i collaboratori di giustizia di prima fascia. Con 62 persone detenute presenti al momento della visita, di cui quattro donne, è l’istituto penitenziario meno affollato del Lazio: con 146 posti effettivamente disponibili, il tasso di affollamento è del 42 per cento.

Anastasìa e Novelli, in primo piano, iniziano la visita di monitoraggio alla Casa circondariale di Paliano.

La sede è nella fortezza situata a 476 metri di altitutine, strategica nel passato, che domina il paese e le vallate circostanti, costruita dai principi Colonna nel XVI secolo e oggetto di successivi rimaneggiamenti. Nella Sala del Capitano vi sono gli affreschi con la rappresentazione del trionfo di Marcantonio Colonna dopo la battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. Restaurata agli inizi del XVII secolo, la fortezza passò alla Santa Sede e, con l’Unità d’Italia, fu adibita a casa penale, nella quale furono istituiti opifici di lavoro, tra cui quello per la confezione di spazzole destinate al Regio esercito e alla Marina. Anche oggi, nell’istituto, i detenuti svolgono diverse attività: sono presenti laboratori di ceramica, di pasta e pasticceria, una pizzeria con un’area ristoro, una falegnameria, un orto con tre asini, cani, oche e numerose galline.

La delegazione del Garante è stata accompagnata nella visita dalla direttrice dell’istituto, Anna Del Villano, dalla capo area educativa, Maria Scaramella, e dal comandante del reparto della Polizia penitenziaria, Fabio De Cristoforo. Al momento della visita era presente un detenuto in isolamento per i primi sei mesi di detenzione, così come previsto per i collaboratori di giustizia. La delegazione ha visitato innanzitutto l’area colloqui, sia a vista sia per i video colloqui, che si svolgono in parte all’aperto, in una zona con tavoli, panche e gazebo, uno scivolo e un’altalena per i bambini, e in parte in una struttura prefabbricata in legno, realizzata in tempi recenti grazie ai fondi erogati dalla legge regionale 7 del 2007, “Interventi a sostegno dei diritti della popolazione detenuta della Regione Lazio”.

Dopo la visita alla falegnameria, all’orto e alla cucina, dove lavorano cinque detenuti per preparare i pasti ai loro compagni, la delegazione è passata alle sezioni maschili, dove sono presenti file di stanze su due piani, ampie con bagno e acqua calda, non molto luminose, che però si affacciano su un cortile dove i detenuti possono circolare liberamente per dodici ore al giorno, dalle 8,30 del mattino alle 20,30 di sera.

Ben più ampie e ben ristrutturate sono le stanze della sezione femminile, che si affacciano su cortili che, grazie alle mura dipinte di un giallo vivace, appaiono ancora più luminosi. Unico spazio angusto, e privo di sanitari adeguati nel bagno (manca il bidet), è la stanza e il cortiletto, vuoti al momento della visita, destinati alla detenuta in isolamento nel primo semestre da collaboratrice di giustizia. fanno dimenticare per un attimo di trovarsi in un carcere la cucina comune, una piccola palestra, una stanza per la sartoria e altre attività, la libera circolazione delle quattro donne tra i cortili all’ombra delle mura dell’antica fortezza, e la pulizia e l’ordine femminile delle cose all’interno delle ampie stanze di detenzione, con due letti affiancati e non a castello.

La delegazione ha inoltre visitato il laboratorio di ceramica, il teatro, le aule scolastiche e l’infermeria, dove ha incontrato Vincenzo Gentile, responsabile dell’UOSD di medicina penitenziaria della Asl di Frosinone, il quale ha evidenziato la carenza di alcuni specialisti, tra cui il cardiologo.

Nella Sala del Capitano all’interno della Fortezza Colonna, si trovano gli affreschi che raffigurano il Trionfo di Marcantonio Colonna, la rappresentazione del grandioso corteo, formato quasi da cinquemila persone, che il 4 dicembre 1571 accolse a Roma il valoroso condottiero vincitore sui Turchi alla battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571). Le pitture si sviluppano lungo le pareti della sala, in 24 metri circa per un altezza di 40 cm.