Un paradosso tutto italiano: meno reati, meno ingressi, ma sempre più detenuti

Si entra meno, ma si resta in carcere più a lungo: dieci anni di trasformazioni nel sistema penitenziario italiano (2015–2025)
Milano, 2006 . Carcere di San Vittore (Foto di Gianni Berengo Gardin/Contrasto)
Milano, 2006 . Carcere di San Vittore (Foto di Gianni Berengo Gardin/Contrasto)

L’analisi dei dati da fonti dei ministeri della Giustizia e dell’Interno   relativi al decennio 2015–2025 evidenzia un quadro complesso e in parte paradossale del sistema italiano.

Infatti, a fronte di una riduzione progressiva degli ingressi in carcere e di un calo generalizzato dei tassi di delittuosità, il numero complessivo dei detenuti presenti negli istituti di pena continua invece a crescere, raggiungendo nel 2025 livelli superiori del 18% a quelli registrati a fine 2015.

Dal 2015 al 2025, il numero dei detenuti presenti è aumentato da circa 52.000 a oltre 63.000 unità, mentre gli ingressi in carcere sono progressivamente diminuiti, passando da oltre 54.000 nel 2015 a poco più di 48.000 nel 2024–2025. Nello stesso periodo, i tassi di delittuosità (reati ogni 100mila abitanti) hanno seguito una tendenza decrescente: complessivamente la riduzione delle denunce è stata del 9%, con una contrazione addirittura più intensa di rapine (-16%) e omicidi consumati o tentati (-13%).

Bisogna qui considerare, per inciso, che i dati relativi al biennio 2020-2021 vanno interpretati tenendo conto dell’effetto straordinario della pandemia di Covid-19, che ha ridotto significativamente tutte le attività umane, comprese quelle criminali, e ha anche indotto il Governo ad adottare misure temporanee di decongestionamento penitenziario.

Conclusasi questa emergenza, dal biennio successivo la crescita della popolazione detenuta è ripresa in modo costante.

Meno uscite che ingressi

L’analisi del saldo tra ingressi e uscite dal carcere evidenzia, per gran parte del periodo osservato, che il numero di persone che escono dal carcere è stato inferiore a quello degli ingressi. Solo nel 2020, in piena pandemia, si registra un’inversione temporanea dovuta soprattutto ai minori ingressi e anche alle misure eccezionali sopracitate. Negli anni successivi, il ritorno ai regimi “ordinari” di detenzione ha fatto sì che il differenziale tornasse negativo, contribuendo al progressivo aumento della popolazione carceraria presente al 31 dicembre di ogni anno.

Chi resta dentro: la diversa composizione della popolazione detenuta

Il fenomeno dell’aumento complessivo dei detenuti va compreso non tanto, quindi, alla luce della quantità di nuovi ingressi o degli incrementi delle attività illegali e criminali, quanto nella diversa composizione giuridica e penale della popolazione carceraria.

Si osservano infatti:

  • una riduzione consistente dei detenuti in attesa di giudizio, che potrebbe corrispondere a un sistema processuale più efficiente e a un minor ricorso alla custodia cautelare;
  • una forte crescita dei detenuti con pene comprese tra 3 e 5 anni e tra 5 e 10 anni, categorie che negli ultimi anni si sono ampliate significativamente;
  • un aumento anche dei condannati a pene superiori ai 10 anni, riflesso dell’inasprimento complessivo delle pene minime e massime per numerosi reati.

Quanto alla distribuzione per tipologia di reato e considerando i 46.000 detenuti con condanna definitiva:

  • quasi l’80% è imputato di reati contro il patrimonio (furti, rapine, ricettazioni, danneggiamenti aggravati);
  • il 59% per reati contro la persona, categoria che include maltrattamenti, violenze e lesioni;
  • il 46% per reati connessi alla normativa sugli stupefacenti.[1]

Guardando più specificatamente, poi, alle diverse dinamiche di crescita della popolazione detenuta si osserva in particolare un andamento coerente con la presenza di condannati per reati contro il patrimonio e in materia di sostanze stupefacenti, che si confermano tra i settori più “attenzionati” dal punto di vista normativo e giudiziario.

Dieci anni di “pene più dure”: il ruolo del legislatore nella nuova geografia della detenzione

Si può quindi ipotizzare ragionevolmente che la tendenza all’aumento del numero complessivo dei detenuti sia in gran parte connessa alle sollecitazioni derivanti dalle percezioni diffuse riguardo ai fenomeni che destano allarme sociale e, soprattutto, agli indirizzi legislativi adottati nel decennio per rispondere a queste sollecitazioni. Questa combinazione di fattori ha determinato un progressivo incremento delle pene previste e delle condizioni di ostatività che limitanti l’accesso a misure alternative per un ampio numero di reati.

Per i reati contro il patrimonio, spiccano gli interventi in materia di:

  • furto in abitazione, il cui minimo edittale è passato da 3 a 5 anni, e il massimo fino a 12 anni (Legge 137/2023 e successivo decreto tutela beni patrimoniali 2025);
  • furto aggravato, con pene aumentate fino a 9 anni;
  • rapina e rapina impropria, per cui le pene minime sono state innalzate rispettivamente da 3 a 5 anni e il massimo fino a 12, accentuando così la durata effettiva della detenzione per tali reati.

Per i reati contro la persona, l’azione del legislatore si è focalizzata, in modo coerente con l’evoluzione sociale e culturale del Paese, sul contrasto alla violenza di genere. Dal “Codice rosso” del 2019 in poi, e fino alle più recenti leggi del 2023 e 2025, si è intervenuti su:

  • l’introduzione del reato di femminicidio per il quale è stata prevista la pena dell’ergastolo
  • maltrattamenti in famiglia e maltrattamenti contro le donne, con aumenti sia delle pene minime sia delle massime;
  • violenze sessuali e violenze di gruppo, per le quali le pene minime sono passate da 5-6 anni a 8-10 anni, mentre le massime hanno raggiunto o superato i 16 anni;
  • l’introduzione di nuovi reati come la deformazione dell’aspetto mediante lesioni permanenti e la diffusione non consensuale di immagini intime (“revenge porn”).

Infine, per quanto attinente alle normative in materia di stupefacenti va anche considerato che il decreto Caivano del 2023  ha introdotto l’arresto in flagranza per spaccio lieve, e inasprito le sanzioni per la non occasionalità dello spaccio di stupefacenti  rendendo anche più difficile l’accesso a pene miti, tipiche dei casi sporadici.

Il quadro che emerge è quindi quello di un sistema penitenziario che, pur in presenza di una criminalità in calo e di ingressi in diminuzione, vede crescere la popolazione detenuta per effetto dell’inasprimento sanzionatorio e della maggiore durata delle pene.

In altri termini, si entra meno, ma si resta più a lungo, in un contesto in cui i reati più duramente puniti — quelli contro il patrimonio e quelli legati alla violenza di genere — costituiscono i fenomeni che destano il maggiore allarme sociale.

[1] le percentuali complessive superano il 100% perché ogni singolo detenuto potrebbe essere condannato per più di un reato.

ingressi uscite e reati rev 2 _02


Temi: